Rassegna storica del Risorgimento
INGHILTERRA ; DIPLOMAZIA ; ROSSELLI NELLO ; SARDEGNA (REGNO DI)
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1954
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814 Luigi Butferettì
dubitarsi perciò clic-, qualora la Sardegna venga posta sul piede della nazione più favorita nei porli della Gran Bretagna..., le sue navi non abbiano a monopo lizzare il commercio fra la Gran Bretagna e quaggiù, attesa la bassezza dei salari percepiti dai marinai genovesi (p. 731).
Se le trattative si prolungarono sino al '51, lo si dovette alla resistenza inglese nel concedere l'assoluta parità, base degli altri trattati di commercio sardi colla Francia, l'Uruguay, la Danimarca, la Russia, le Due Sicilie; nondimeno, nel '42, si ebbe una riduzione di tariffe giovevole a entrambi i paesi, senza ebe questo concreto liberismo negli anni nei quali l'Inghilterra, guidata dal Peel, attraversava il noto perìodo di fede liberista, alimentata dalla lega del Cobdcn e del Bright contro il dazio sul grano, significasse l'accoglimento di principi liberali in Piemonte. Riprova ebe liberismo e liberalismo possono andare separati perchè son cose distinte. Nel 1842-47, nella mancanza di fatti diplomatici appariscenti, politica internazionale e politica commerciale appaiono al Rosselli addirittura coincidenti; in realtà, tale coincidenza avrebbe dovuto essere analizzata anche negli altri periodi.
Ugualmente evidente riusciva al Rosselli il valore economico o politico di talune ideologie e degli atteggiamenti di taluni individui, p. es. di Carlo Alberto, costretto a farsi perdonare i trascorsi rivoluzionari: solamente un lungo corso d'anni, vissuti da Carlo Alberto in penosa ma fruttuosa macerazione di spirito, poteva giustificarlo agli occhi del suo re e, che più importa, del suo popolo (p. 253). Dove, finanche gli atteggiamenti reazionari di Carlo Alberto sub specie oeconomica sono giustificati dal Rosselli; cioè visti nel loro atteggiamento positivo. Del che non saremo certo noi a muovergli rimprovero o a contestare l'esattezza. Soltanto osserviamo, e questo è il difetto sostanziale dell'opera del Rosselli, che, mantenutosi sul piano economicopolitico e prammatistico, né ha saputo ricondurvi coerentemente tutte le ideologie, né, quel che più conta, ha fatto intendere con sufficiente chiarezza quali valori erano in giuoco: la simpatia dell'autore per il Palmer-ston (più implicita che esplicita: sul piano prammatistico degli interessi degli Stati, come ha osservato il Maturi, il Rosselli vedeva nel whiggismo di Pal-merston un mezzo ad maiorem Angliae gloriami e pregi e difetti in comune col reazionarismo del Solaro della Margarita) e per l'Inghilterra in genere, non basta, infatti, a dialettizzare in una piena interpretazione storica più di trenta anni di storia che ci portano dalla fine di Napoleone, attraverso la rivoluzione di luglio, alle soglie del '48, che abbracciano, cioè, tutta quanta l'età della restaurazione, specie quando, per vari lustri, si trattava dell'Ina ghil terra del Castlereagh e dei vari Foster, Aberdeen, ecc.
Come ha ricordato il Maturi, documenti apparsi o diventati consultabili posteriormente, hanno potuto aggiungere o modificare particolari (le carte dell'archivio storico del Ministro degli Esteri, degli archivi Palmerston, Alfieri di Sostegno, p. es.); opere pubblicate in seguito dal Lemmi, dal Gross-mann, da A. Codignola e dal Bulferctti sui primi anni della restaurazione, dal Monti sol SaHier de la Tour, dal Rociclico su Carlo Alberto, da JE. Artoin sulla missione Minto, dal Bortolotti sul 1846, ancora dal Bulfcretti sulla politica svizzera di Carlo Alberto* dal Webster sulla politica estera del Palmerston, hanno svolto motivi e tentativi appena embrionali nell'opera del Rosselli: p. es., quello di caratterizzare più accuratamente lo stato sabaudo e le concezioni e le ideologie di un Vittorio Emanuele I, di un Carlo Felice,