Rassegna storica del Risorgimento

INGHILTERRA ; DIPLOMAZIA ; ROSSELLI NELLO ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno <1954>   pagina <815>
immagine non disponibile

Etica e politica nella storia diplomatica 815
di un Carlo Alberto, di meglio legare la politica estera con quella interna, di immergere, come ci Ha insegnato lo Chabod, la politica estera nelle sue pre­messe culturali e sociali. In una parola, le opere posteriori hanno indicato la necessità di un'inquadratura diversa da quella adottata dal Rosselli in con­formità a criteri giustificabili quand'egli scriveva, ma superati quando ahimè ! l'uomo di pensiero e di azione era stato ucciso in circostanze storiche che -bene lo ha visto il Salvatorelli parevano ripetere quella politica d'intervento nella Spagna dal Rosselli deprecata in sede storica a proposito di Carlo Alberto, e combattuta, in sede politica, a proposito del­l'Italia fascista.
Politica condotta con mezzi spregiudicati quella di Carlo Alberto, ma non direi che in tutti i suoi moventi ideologici fosse ugualmente azzardata, sebbene figlia di ideologie in gran parte fanatiche e reazionarie, per quanto non estranee a un'esperienza probante, come appunto l'analisi degl'interessi e delle forze in giuoco, sul piano diplomatico, può dimostrare. Quale fiducia nella forza della rivoluzione potevano avere i Savoia, dalla grande rivoluzione estromessi dalla Penisola, dai moti del '21 risospinti sotto la tutela austriaca ? Ad essi veramente diabolica e funesta doveva apparire l'idra rivoluzio­naria, più della pur insopportabile prepotenza austriaca. Che una cosi ele­mentare considerazione assumesse forme quasi mitologiche, non è da stupire dato il carattere delle ideologie in un ambiente culturale che potremmo dire teologico: non sorgeva proprio allora col Comte la cultura positiva ad essa contrapposta ? gli stessi ideali liberali non furono un mito pei patrioti ? In una parola, dopo che il Rosselli cessò di scrìvere abbiamo imparato a inquadrare le vicende del periodo da lui studiato nella polemica della restau­razione, un po' estrinsecamente colta dal Rosselli. Il quale, grazie alla sen­sibilità di cui era dotato e ai giudizi del Foster (p. 463), non giudicò grosso­lanamente Carlo Felice alla stregua degli storici liberali che l'avevano pre­ceduto (vide, p. es., che questi non interruppe del tutto l'attività riformistica, se, prima di partire per Verona, pubblicò l'editto sull'ordinamento giudi­ziario, che era stato preparato dal Balbo), ma ne distinse vari momenti prima di giungere alla reazione piena, prima che diventasse quel vecchio xe bi­gotto e retrogrado degli ultimi anni (p. 418), che confidava soltanto negli analfabeti (p. 347), dominato dal Viflahermosa che paralizzava il filo-inglese La Tour (p. 275), di fronte al quale erano spiegabili i rimpianti per Vittorio Emanuele I, e dal quale non si poteva sperare un governo conciliativo (p. 265). Ma perchè ? a parte la psicologia dell'uomo, a parte le tradizioni dinastiche, erano le ferree necessità inerenti alla monarchia militare a ren­dere impossibile, non dirò l'accoglimento di principi costituzionali, ma fi­nanche compromessi, e, al contrario, a far prediligere ideologie inerenti a un assolutismo cattolico intollerante sul terreno politico e religioso, per neces­sità di autoritarismo portato persino a eccessi curialistici sulla scia del De Maistre, come si vede ncW Amicizia cattolica, il cui scioglimento non fu voluto dal Roget de Cholex, come scrive il Rosselli (p. 378), ma dall'Austria e dalla Russia: il che conferma la positività economica di certi atteggia­menti eticamente assurdi o riprovevoli. Nella loro faziosa e retriva intol­leranza i cattolici alla Cesare Tappare!li d'Azeglio coltivavano una sorta di ideale patriòttico italico, pur sotto un curialismo e un clericalismo violente­mente antiliberali, che potevano rompere l'equilibrio delle ideologie, da tener