Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE ; SIDOLI BELLERIO GIUDITTA
anno <1954>   pagina <821>
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DUE LETTERE INEDITE DI GIUSEPPE MAZZINI
A GIUDITTA SIDOLI
La produzione epistolare del Mazzini come è scritto nella prefazione al secondo volume dell'epistolario, che comprende i primi anni, curato da Mario Menghini e nono della completa raccolta nazionale degli Scritti editi e inèditi è rappresentata da scarsi residui, che gettano, però, sprazzi di luce luminosi per tutta l'azione di apostolato iniziata dal grande esule, svolta allora quasi completamente in Svizzera fra le persecuzioni della polizia, le proteste degli ambasciatori e il multiforme lavoro a vantaggio dell'idea. La corrispondenza sua con Giuditta Bcllerio Sidoli, coincide appunto con quei primi conati memorandi del suo apostolato, e quel caldo affetto, che gli sorrise nelle ore difficili del dubbio e delle crisi, doveva diventare così un elemento importante della sua vita, che risulta nobilitato in quanto la passione amorosa, quale appare dalle lettere che vanno dal '33 al "35, le sole che, almeno in parte, ci sieno pervenute, sono documento eloquente del tumulto di passioni che agitò quel cuore, fuso sempre con l'amore per l'Italia.
La baronessina Giuditta Bellerio, milanese, sposa a 16 anni al giovane e ricco patriota Giovanni Sidoli di Montecchio, ne divise anche i principi politici e così quando egli, per essersi compromesso in trame contro il go­verno estense, fu costretto ad allontanarsi, con lui e due teneri figli emigrò in Francia. Dopo sei anni di doloroso esilio, il Sidoli colpito da grave malat­tia, si spegneva a Montpellier nel '29: siccome sulla vedova non pendeva alcuna condanna, la Sidoli faceva ritorno a Reggio nella famiglia del marito, consacrandosi ai figli ed alla patria. Fallita l'altra rivoluzione del '31 e rista­bilitosi col concorso austriaco l'antecedente regime, essa non si ritenne si­cura e così, affidati i figli ai suoceri, lasciava per la seconda volta casa e famiglia assieme a Giuseppe Lamberti e ad altri patrioti compromessi, alla volta di Marsiglia. Colà si legò di amicizia e d'ideali coi migliori profughi e cospiratori della Giovine Italia, e specialmente col Mazzini, che la aveva subito amata di un affetto grandissimo.
Egli aveva allora 26 anni, lei uno di più; vedova, ancor giovane, la Sidoli amò pure intensamente l'agitatore ligure: anche i cuori del Modena, del Mclegari e del Lamberti, non rimasero insensibili alle grazie di quella compagna di fede, che faceva da intermediaria fra il capo e i seguaci, acco­glieva i segreti più cari ài tutti e fra le sue mani sicure seppe custodire gli statuti della Giovine Italia, la più potente e temuta associazione segreta, che, dopo quella dei Carbonari, abbia stretto nelle sue spire la nazione. Però il suo vero, grande amore fu per Giuseppe Mazzini: erano ambedue nature no­bili, elette, entrambi amavano il bello, il vero, il buono e soprattutto la pa­tria, l'Italia, da loro abbandonata serva e tormentata e il cui affetto faceva battere all'unisono le loro anime giovanili. La Sidoli continuo così a stargli vicina, ad assisterlo col suo affetto nei momenti di sconforto e quando egli venne bandito dalla Francia nel '33, lo seguì a Ginevra. Mentre egli colà si batteva anima e corpo a preparare la spedizione di Savoia, poi infruttuo­samente tentata nei primi giorni di febbraio del *34 sul territorio italiano, la Sidoli Io lasciava, recandosi a Montpellier* dove era sepolto il marito, e poi