Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE ; SIDOLI BELLERIO GIUDITTA
anno
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1954
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pagina
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825
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Due letteti inedite di Giuseppe Mazzoli a Giuditta Sidoli 825
incontrati da Mazzini in terra d'esilio, col quale si era stretto in fraterna, tenera amicizia, cessata solo con la morte.
La Sidoli, per le insistenti preghiere presso il governo toscano, runico che nutrisse ancora ima certa mitezza per i compromessi politici, aveva potuto ottenere un regolare passaporto e partire, imbarcandosi in settembre del '34 a Livorno, per Napoli, dove rimase fino al marzo seguente.
TI Mazzini, avendo appreso dalle lettere della Sidoli la sua partenza per la città partenopea, continuò ad inviare al nuovo indirizzo la sua appassionata corrispondenza, da cui appaiono le sue apprensioni per saperla sola, isolata, lontana. Egli attendeva quindi con ansia notizie di quel soggiorno, come appare dalla lettera dei primi di ottobre '34, intercettata dalla polizia, accompagnata da un commento del 15 di detto mese da parte del commissario di polizia Vincenzo Marchesi, che onestamente scriveva: non si tratta in essa che di rapporti di cuore e di astrazioni amorose, pare che l'autore né potrebbe essere il noto Mazzini, col quale si dice che la Sidoli coltivi una tenera corrispondenza. *)
Le lettere del Mazzini alla Sidoli in quei mesi erano assai frequenti e il 18 ottobre da Soletta la pregava di essere sempre il suo angelo; si diceva minacciato da nuove amarezze, cancellate solo dalle sue lettere e temeva sempre per la salute di lei lontana. In essa annotava il diligente commissario Marchesi non si tratta che di esternazioni amorose, che appena con* verrebbero ad un giovinetto di freschissima età. 2)
Altre lettere di Mazzini alla Sidoli sono contenute nel terzo volume dell'Epistolario, che continua dopo una breve lacuna fino al 2 marzo '35: iu una sempre diretta a Napoli, egli scriveva di essersi accorto che la polizia controllava la sua corrispondenza, ciò malgrado la pregava di non interromperla, limitandone magari il contenuto, non potendo rinunciare alle sue care, amichevoli parole. Avendo appreso dalle sue ultime lettere che aveva lasciato Napoli per Roma, a quel nuovo indirizzo ne mandava numerose appassionate, appunto quelle pubblicate da padre Ilario Rinicri e da lui trovate nell'Archivio segreto vaticano. Fra questa copiosa corrispondenza già nota, va inserita l'altra lettera inedita conservata nell'Archivio di Stato di Vienna. Essa è collocata nella filza Staats Kanzlei, Frankreich, fase. 424; pervenuta poi alla polizìa centrale di Milano, forse da parte di quella francese (come lascerebbe pensare la posizione in cui si trova nell'Archivio viennese), forse perchè allora tutte le polizie si scambiavano notizie sul temuto agitatore. Soprattutto in quell'anno in cui i governi europei, allarmati per la recente agitazione repubblicana, avevano intimato al governo elvetico di recidere d'un colpo l'apostolato del Mazzini e dei suoi compagni, disperdendone l'associazione, mandato scrupolosamente adempiuto, forse anche favorendo ai rispettivi rappresentanti diplomatici copia delle lettere del Mazzini sequestrate ancora in partenza e subito così rese note agli Stati interessati.
I) Epistolario, voi. Ili, con In unirà nota del 15 ottobre del commissario V. Marchesi *lij eoi fi afta questa frase.
} Da ima notn 5 novembre nello stesso -Epistolario, del commissario Marchesi -ad altra lettera di Mazzini del 18 ottobre da Soletta.