Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE ; SIDOLI BELLERIO GIUDITTA
anno <1954>   pagina <827>
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Due lettera inedita di Giuseppe Mazzini a Giuditta Sidoli 827
egli cerca di impedire, promettendole entrò un mese e forse ancor prima un amo-nimento, che potrebbe essere pericoloso per suo figlio. Penso che qui si voglia alludere ad un attentato al duca di Modena....
B erger
Tutte le lettere di Mazzini di quell'anno, che già conosciamo, come pure quella inedita qui sopra riportata, rivelano in lui un animo profondamente innamorato. In tutte egli deplorava per la tranquillità della donna amata, di essere apparso sul cammino della sua vita, travolgendola così nel suo stesso duro destino. Sono accenti disperati in quella copiosa sua corrispondenza di quei mesi del '35, dalla quale appare la continua sua ansia per il sog­giorno della Sidoli a Napoli poi a Roma, al cui indirizzo è diretta da Berna, da Soletta ed in fine da Grenchen, inquieto della malferma salute sua e delle difficoltà da essa incontrate per realizzare il congiungimento ai figli, cercando con accenti di un cuore appassionato e fedele di alleviare le sue preoccupazioni. Alla fine di maggio del '35 Mazzini ed i fratelli Ruflini, sorpresi nel loro domicilio, furono condotti in carcere a Soletta: vennero, però, tosto rilasciati coll'ingiunzione di lasciare il Cantone; riescirono malgrado ciò a non varcare il confine e quando la Dieta federale intimò ai tre esuli lo sfratto dalla Svizzera, vi rimasero nascosti fino al dicembre '36, richiedendo allora quel soggiorno la sua e la loro missione. Mazzini ci sarebbe forse rimasto più a lungo, se il modo di vivere a cui doveva sottoporsi non avesse pregiudicato seriamente la sua salute: così, dopo vari mesi di clandestinità, egli decise alla fine di passare a Londra, dove giunse nel gennaio '37.
Nelle lettere contenute nell'Epistolario e nell'Appendice che si riferi­scono al '36, un accenno alla Sidoli si trova ormai solo in quelle alla madre, al Rosales e al Melegari dell'estate e dell'autunno, dalle quali sembra infor­mato delle audacie sue per incontrarsi coi figli e molto allarmato per il colera che serpeggiava in quel torno di tempo, seminando lutti, rovine e pericoli per la Sidoli, povera madre errante su e giù per l'Italia, come scrive al Me­legari in ottobre, perchè aveva addosso la maledizione del suo amore !
La Sidoli, infatti, esiliata dal governo estense, si struggeva dal desiderio di rivedere i suoi figli dopo sì lunghe ed amare peripezie e chiedeva quindi a quel governo il permesso di recarsi a Reggio a riabbracciarli, ma invano: circa lo stato d'animo di quella madre raminga, riferiva l'ambasciatore au­striaco a Roma al governatore della Lombardia, Hartig. La Sidoli aveva ten­tato quei giorni persino di scrivere direttamente al duca Ferdinando IV, av­vertendolo di essere decisa a compiere ad ogni costo il dovere di madre e anzi, senza attendere risposta passava il confine, ma per poco. Sempre respinta da ogni luogo, passò successivamente a Bologna, a Lucca, a Livorno, e a Genova, dove si recò a salutare la madre di Mazzini, che non conosceva: giunta a Parma, potè per la concessione della mite duchessa Maria Luigia, stabilirvi la sua dimora; dopo la morte di quella sovrana successe Carlo II, che abdicò in favore di Carlo III, dal quale la Sidoli non ebbe più sicurezza e pace. Bastò per insospettirlo che lei accogliesse nel suo salotto il fiore dei libe­ri ingegni di quella città, decidendolo a disfarsene. Per quanto le fosse in­giunto di non scrivere al Mazzini, lei ha potuto lo stesso scambiare con lui a lunghi intervalli reciproche no tizio. Però, fra i due si era determinato un distacco da ricercarsi nella stessa violenza di quell'affetto, quasi sempre in