Rassegna storica del Risorgimento

ALBANO ; 1798 ; REPUBBLICA ROMANA (1798-1799)
anno <1918>   pagina <280>
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G-. Dei Finto
Fatta questa specie d'inventario e determinato il fabbisogno, ftt posto il calmiere come oggi si direbbe, sui due generi più neces­sari, il pane e la carne, stabilendo che, fino a nuova istruzione, si mantenessero gli stessi prezzi, e cioè:
la pagnotta a baiocco non meno di once 6 Va e la pagnottella non mono di 8
Ksecsme. ie. castrati bajocchi Ola libra vitella e maiale bajocchi 9 la libra-Cosi furono presi dei provvedimenti per requisire l'olio e il cacio. Si legge infatti alla pag. 11 del ms. :
È necessario che il pizzìcorolo Cantoni presenti alla Municipalità una [noi; cletli possidenti delFoglio per poter spedire ai medesimi i precetti affin­chè non venga trasportato fuori della Comune. Necessario ancora che la Municipalità spedisca un precetto al cittadino Filippo Maggi e per esso al cittadino Antonio Maggi di portare il cascio a questa pizzicaria e non a quella di Ganzano. Biguardo ai picezzl si osservino ristessi che por ]'innanzi fiinoial rÀtoKno della nuova deputazione.
Còsi, sospettandosi che nella bottega di un tal Giuliani fosse stato nascosto del cacio per essere venduto poi, probabilmente, fuori di Albano, a prezzo superiore al fissato, fu dato incarico, con mozione in data 20 febbraio, al municipalistk Bartolomeo Chiarini di farvi con la forza occorrente una diligente perquisizione , di cui ecco il risultato: Portatomi nella bottega che prima si riteneva da Angelo Eràschini ed ora dal cittadino Antonino Giuliani si sono ritrovate in essa n. 63 forme di cacio fra grandi e piccole. Intesosi susseguente-mente il medesimo Cittadino Giuliani, il medesimo asserì che le sud­dette forme sono di pertinenza del pecoraio Marcalo di Cesare; in­seguito di ohe fu precettalo il suddetto Giuliani di non aver ardire lf consegnare ad. alcuna persona; il suddetto cacio sotto pena di lìSjettdi 100 ed altre, ma quello ritenerlo a disposizione di questa Mu­nicipalità .
Mentre il paese si trovava stretto da tanti psogni, a cui m ice> cava di provvedere non senza gravi difficoltà, i municipalisti vollero recar un vantaggio alla parte più povera della cittadinanza dimi­nuendo la gabella del macinato e la molitura.
Anche il molino rappresentava una privativa del barone. AL capo XX del libro 3 degli Statuti dati nel 605 dai Savelli agli Albanesi è scritto: Mauriarnus quoti vassalli et inieoiae non possintaccedere ad alia mo­lendina quam ad molendina Nostrae Civitatis ; molino che si trova anche oggi presso lo sbocco dell'emissario del lago Albano, e che è mosso, appunto, dalf aequa che da quello esce in gran copia, lia mo­litura, che si pagava in, natura, rappresentava il diritto di privativa