Rassegna storica del Risorgimento

TURGENEV IVAN ; ROMA
anno <1955>   pagina <11>
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Ivan Turgenev, l'Italia e Roma
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L'Occidente causò talvolta qualche amarezza all'occidentalista Turge­nev. Soltanto l'Italia, da lui un po' superficialmente conosciuta, resta ai suoi occhi la terra della bellezza e della poesia. Uno dei suoi più fini racconti, Acque primaverili, presenta infatti come vago sfondo ideale l'Italia del Ri­sorgimento.
Nell'estate del 1840 il protagonista del racconto, Sanin, un giovane signore russo, compie una fermata a Francoforte, di ritorno da un viaggio di piacere in Italia. Sanin aveva un particolare motivo di volersi divertire, perchè al ritorno in patria doveva entrare in quel servizio di Stato tradi­zionale per i giovani signori, ma che ben poco lo attraeva. In una strada secondaria lesse d'improvviso su un negozietto: Pasticceria italiana di Giovan­ni Roselli. Il vicino ricordo dell'Italia lo spronò ad entrare. Appena affaccia­tosi nel negozio, gli si precipita incontro una giovane ragazza: Lesto, lesto, salvatelo 1 grida la fanciulla al perplesso cliente. Sanin l'accompagna nel retrobottega e scorge un ragazzo sui quattordici anni, pallido in volto e sve­nuto. In breve fa rinvenire il giovanetto. Soltanto allora trova il tempo per osservare la fanciulla che gli si era precipitata incontro. Era molto bella ed aveva degli occhi stupendi: lo splendore dei suoi capelli ricordava la Giu­ditta dell'Allori a Palazzo Pitti; involontariamente Sanin pensò al meravi­glioso paese che aveva abbandonato da poco, ma perfino in Italia non ricordava d'aver visto nulla di simile. Tutti sono grati a Sanin per la presenza di spi­rito da lui dimostrata. Si fa avanti la signora Leonora Rosella, vedova di un certo Giovan Battista, di cui pende il ritratto sopra al divano; narra che il marito era un fiero repubblicano e che repubblicana è pure Gemma, la figlia (la ragazza precipitatasi nel negozio), perchè a differenza dalle ragazze d'un tempo ella non conosce l'arte di obbedire. Emilio, il giovinetto, si è intanto pienamente ripreso. A Sanin viene poi presentato Panta-leone, un excantante all'opera che vìve con i Roselli, mezzo come servi­tore e mezzo come amico. Emilio si affeziona particolarmente al giovane russo: è un ragazzo franco, semplice, schietto, che adora l'Italia lontana e che vuole dare tutte le sue forze per la liberazione della sua patria dagli stranieri.
La signora Roselli, per ovvia riconoscenza, invita Sanin a pranzo. Il giovane signore russo si sente preso da una improvvisa, indicibile felicità. L'oggi e il domani son divenuti per lui parole prive di senso. Il soggiorno di Sanin a Francoforte si prolunga. Lo presentano al fidanzato di Gemma, un negoziante tedesco complimentoso, ma gretto e meschino. Pochi giorni dopo viene addirittura organizzata un'escursione. La gita si svolge in un'ampia vettura aperta. Erano tempi di velocità moderate, in cui si osservava e si ammirava il paesaggio: prati, acque, romantici ruderi di vetusti castelli. Gemma appariva più affascinante del solito sotto al suo cappello di paglia che doveva difendere dal sole la sua pelle bianca. Ed ecco i nostri gitanti ai piedi del Taunus. C'erano delle famose acque minerali, molto di moda, dove confluivano malati veri e immaginari e dove i signori russi si davan convegno per divertirsi, per sperperare quattrini, per combinare stravaganze e, qualche volta, per dir male di quegli Europei di cui peraltro accettavano in crescente misura usanze e gusti.