Rassegna storica del Risorgimento

PANTALEONI DIOMEDE ; MEZZOGIORNO
anno <1955>   pagina <166>
immagine non disponibile

166
Paolo Alatri
non sempre corretto, parzialmente emendate dall'autore, che recano la data dell'8 ottobre 1861. La relazione presenta un triplice interesse: per il confronto che consente con le lettere, per la conoscenza che ci fornisce delle condizioni del Mezzogiorno all'indomani dell'unificazione, inane per un aspetto politico generale che interessa la linea direttiva dei moderati nel Mezzogiorno, il loro atteggiamento nei confronti del partito d'azione, e quindi il tema della libertà e della democrazia nel Risorgimento.
Tra le lettere rinvenute e pubblicate dal Della Feruta e la relazione di cui mi propongo di dare notizia corrono circa due mesi, che in buona parte Diomede Pantaleoni continuò ad impiegare nella sua inchiesta meridionale. Si comprende quindi come si passi da prime impressioni, esatte quanto si voglia ma sempre fuggevoli, a una valutazione più pacata, complessa, serena e distesa della situazione nel Mezzogiorno. Un esempio tipico di come il giu­dizio venga corretto, o almeno rettificato, lo abbiamo al riguardo del partito d'azione. Nella prima lettera, scritta a Napoli il 14 agosto 1861, cioè al terzo giorno della permanenza nell'Italia meridionale, il Pantaleoni giudicava il partito d'azione debole, senza un solo rappresentante che valga, senza mez­zi, senza considerazione, tanto da ritenere che il gen. Cialdini non avrebbe potuto trovare in esso un elemento di forza; ma se già nella terza lettera, che è di una settimana dopo, leggiamo: Il Cialdini è popolare, e sa farsi amare. Non ha torto a rannodare fin dove si può tutti i partiti e specialmente quello d'azione che almeno mostra un po' di vita benché fiacca altresì, ecco che nella relazione dell'ottobre il Pantaleoni, con evidente allusione al partito d'azione, riconosce: Per senso di giustizia verso quelle povere popolazioni, debbo anco notare che in generale piò mi sono allontanato dal centro gover­nativo e più ho trovato uomini probi, e spesso anco dotati di virtù, e talora di intelligenza superlativa, e de' quali bisognerebbe far tesoro; e subito dopo,più esplicitamente: il partito più avanzato, quello che s'intitola, non so perchè, d'azione, quello che tende piuttosto e accenna a Garibaldi come capo, è di gran lunga più popolare, più influente, più forte, come è più attivo nel paese.
Ma, soprattutto, è il punto di vista generale sulla politica da adottare nel Mezzogiorno che subisce una parziale ma significativa revisione quando il Pantaleoni passa dalle lettere scritte sulle prime impressioni alla relazione ricca di una più vasta mole di esperienze. Questo è un paese leggiamo nella prima lettera che ai tiene con la forza o col terrore della forza. Non è mai stato tenuto altrimenti, e se tu vuoi che si dichiari per noi, bisogna far loro vedere che noi siamo di gran lunga i più forti. Truppa, truppa, truppa. Ora, non dirò che questa tesi sia abbandonata nel rapporto di ottobre; e nep­pure sarebbe bene tacere che già nelle lettere si trovano accenni a una poli­tica di pacificazione e soprattutto di lavori pubblici e di riorganizzazione di tutte le istituzioni sociali e assistenziali, come complemento della politica di forza e in vista di una più stabile e duratura affermazione dell'unità appena conseguita. Ma, da una parte, questi sono, nelle lettere, semplici accenni, e si sviluppano invece nella relazione in ampli paragrafi, nei quali l'analisi della struttura sociale della popolazione meridionale è condotta spesso con notevole acume e profondità; e dall'altra parte la tesi della politica di forza e di dura repressione si attenua a favore di quella considerazione del dovuto rispetto alla legalità che nelle lettere è invece volutamente svalutata e quasi conside­rata anzi come un ostacolo.