Rassegna storica del Risorgimento

PANTALEONI DIOMEDE ; MEZZOGIORNO
anno <1955>   pagina <167>
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// Mezzogiorno all'indomani deffiunificazione, ecc. 167
E questo della legalità uno dei punti più importanti della questione poli­tica nel Mezzogiorno. ÀI momento in cui il Pantaleoni visita quelle provincie, il brigantaggio è già scoppiato e infuria in molte zone, mentre la repressione governativa ha già assunto le forme estreme le cui testimonianze dobbiamo ricercare piuttosto in lettere e diari privati che in documenti ufficiali. In gene­rale ai può dire che un anno dopo l'unificazione il consenso che la classe poli­tica moderata è riuscita a procurarsi nel Mezzogiorno è così scarso da giusti­ficare l'espressione di conquista regia ohe più. tardi molti useranno. Par­tito unitario scrive il Pantaleoni a Napoli non esiste, oserei affermare che non vi hanno venti individui che desiderano l'unità, e questi sono degli emigrati, o han posti del governo unitario. Quella che risultava essere la maggioranza del Paese nel Parlamento, era invece (e in proposito il Panta­leoni non aveva dubbi) minoranza nel Mezzogiorno.
In quegli stessi giorni Massimo D'Azeglio, pur arrivando a conclusioni diverse e contro le quali polemizzava lo stesso Pantaleoni, giudicava, però, la situazione nella medesima maniera: La questione del tenere Napoli o non tenerlo scriveva infatti a Carlo Matteucci *) mi pare che dovrebbe dipendere più di tutto dai Napoletani, salvo che vogliamo, per comodo di circostanze, cambiare quei principi che abbiamo sin qui proclamato. Sinora siamo andati avanti dicendo che i Governi non consentili dai popoli erano illegittimi... A Napoli abbiamo cacciato egualmente il Sovrano, per stabilire un Governo sul consenso universale. Ma ci vogliono, e pare che non bastino, 60 battaglioni per tenere il Regno, ed è notorio che, briganti e non bri­ganti, tutti non ne vogliono sapere. Mi diranno : e il suffragio? Io non so niente di suffragio, ma so che di qua dal Tronto non ci vogliono 60 battaglioni, e di là sì. Dunque, deve esser corso qualche errore. Dunque, o cambiar principio, o cambiar atti, e trovar modo di sapere dai Napoletani ima buona volta se ci vogliono si o no. Perchè a chi volesse chiamare Tedeschi in Italia, credo che quegli Italiani che non H vogliono, hanno diritto di fare la guerra. Ma ad Italiani che, rimanendo Italiani, non volessero unirsi a noi, non abbiamo diritto di dare archibu6ate. E invece, nel Mezzogiorno, i Pie­montesi davano proprio archibugiate. È lo stesso Pantaleoni che documenta l'illegale politica di repressione che il Governo di Torino conduceva nel Sud: Cialdini nota prende sopra di sé di fucilare, arrestare, esiliare. Tutti il sentono, non può farsi altrimenti; ma Egli me lo ha detto, i giudici si rifiu­tano ad assisterlo e dichiarano illegale la sua condotta. E l'inizio di quel­l'aspro dissidio tra autorità politica e magistratura che nel Mezzogiorno carat­terizzerà la situazione pubblica per più di un decennio. In una relazione sullo stato della Sicilia, inedita, anonima e senza data, ma quasi certamente della fine dei 1861 o dei primissimi del 1862, 2) leggiamo in proposito queste frasi significative: Tutti sono malcontenti del Governo... Il partito d'azione è potente; i moderati temono e sono inerti... Il Governo è accusato di inerzia, di asservimento alla Francia, di Piemontesizzare, ecc.... In generale la opi-
1) In Lettere e documenti del Barone Bettino Ricusali, Firenze, Le Monnicr, 1891, VI, pp. 95-96, cit. da F. DELLA PKMJTA, op. cit., p. 72.
') La relazione, inviata al Ministero da qualche autorevole personaggio di parte mode rata, è conservata nell'Archivio di Stato di Roma, Ardi. Ricamili {Fondo Bianchi), Carteggio, 2, 17, f.