Rassegna storica del Risorgimento
PANTALEONI DIOMEDE ; MEZZOGIORNO
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1955
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Paolo Alatri
nione pubblica è molto intiepidita sulla questione estera, ma invece si è ripiegata sulla interna organizzazione. Si ha sete di giustizia, odio contro i funzionari attuali... I Procuratori Generali quasi tutti in ostilità col Governo e coi Prefètti mostrandosi tenerissimi della libertà individuale: Bono centri di opposizione. E ancora: In Napoli vedo Nisco: mi disse in confidenza: Le truppe piemontesi non si battono; rubano, saccheggiano, fucilazioni da far orrore. A Benevento incanto di oggetti rubati. Taglie imposte ai Comuni. Piemontesi più odiati, temuti, aborriti dei soldati Borbonici... Mi disse che nessuna pagina la pia atroce dei tempi borbonici può eguagliare le atrocità ora commesse dai nostri.
Una linea direttiva di questo genere da parte delle autorità politiche e militari non poteva non portare a un duro contrasto con la magistratura, Si applicano le leggi dello stato d'assedio e non ci è stato d'assedio, scrive ancora il Pantaleoni: i poteri civili, riuniti nelle stesse mani coi poteri militari, da un Iato esautorano ogni governo civile, dall'altro compromettono gli alti gradi dell'esercito in un'azione della quale non hanno idea. Il numero dei prigionieri è sempre il Pantaleoni a scrivere è accresciuto per un numero soverchio d'arresti politici fatti quasi con tanta leggerezza con quanta si praticavano nel cessato regime, e i prigionieri sono tenuti a giacere là lungo tempo senza alcun regolare giudizio. Gravi incidenti avvengono lo testimonia ancora il Pantaleoni a proposito dei prigionieri della guerra civile: alcuni di essi sono consegnati dalla Guardia Nazionale all'Intendente (l'attuale Prefetto), il quale ordina l'inizio di un processo. B gen. Gialdini apprende la cosa e telegrafa chiedendo perchè non siano stati ancora fucilati: il Governatore comunica il dispaccio all'Intendente lasciandolo libero di fare ciò che creda meglio; l'Intendente conclude il Pantaleoni ha almeno il senno d'istituire un giudizio marziale e i quattro sono fucilati.
Ma questo è ancora poco rispetto a quanto ho trovato documentato, per anni di poco più tardi, cioè per il 1866-67, nel Mezzogiorno insulare, dove per ben due volte gruppi di prigionieri che venivano trasportati verso le carceri di Palermo furono circondati dagli stessi soldati di scorta e barbaramente fucilati. H Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Palermo, nel protestare, sottolineava i dettagli del macabro avvenimento, dai quali risultava che non poteva esserci stato alcun tentativo di fuga, e avanzava perfino il sospetto che il trasferimento degli arrestati fosse stato un pretesto per trucidarli; e in generale il carteggio inedito tra l'alto magistrato e il Ministro dell'Interno *) documenta la resistenza che l'autorità giudiziaria opponeva, ma per lo più invano, agli arbitri commessi e alle illegalità richieste dall'autorità politica, Io sono costretto leggiamo per esempio in una lettera del Procuratore Generale al Ministro tornare sull'argomento mossovi più che dalle insistenti querimonie degli interessati, dal riguardo alla legge, all'umanità, al decoro della Magistratura che altamente reclamano si esca finalmente da una falsa posizione che tiene sospesa l'azione della giustizia da quasiché un anno e prolunga le angoscie del carcere a tanti cittadini sul solo fondamento d'un sospetto, d'una paura... Domando se il pericolo che ha potuto giustificare un arbitrio transitorio, giustificherà del pari la perpetuazione della
*) II carteggio è conservato nell'Archivio di Stato di Roma, Ministero Interno, Gabinetto, B, 8, 1.