Rassegna storica del Risorgimento

PANTALEONI DIOMEDE ; MEZZOGIORNO
anno <1955>   pagina <169>
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Il Mezzogiorno all'indomani deW uni fi razione, ecc. 1(59
carcerazione di tanti cittadini 6cnza eaito di giudizio, senza autorità di legge ? Domando se, essendo pure legittimato daDa necessità l'arbitrio, convenga il farne complice la Magistratura? Domando se l'arbitrio che ottiene scusa e plauso alla podestà governativa in vista della salutare e benefica sua effi­cienza, non diventa delitto nelle stesse condizioni se parte dal potere giudi­ziario, organo com'è della legge?. E in un più ampio rapporto lo stesso magi­strato, quasi riecheggiando parole che già il Pantaleoni aveva usato nella sua relazione, notava come fossero stati, commessi dal Governo specialmente due gravi errori: quello di aver sempre cercato di restaurare l'ordine perseguitando un partito politico, e quello, conseguenza del primo, di credere troppo nel­l'efficacia dei mezzi di compressione. L'uso della forza non può costituire un rimedio ai mali economici e sociali da cui è afflitto il paese.
Non diversamente, attorno allo stesso periodo, cioè nel dicembre del 1866, si esprimeva il Prefetto di Trapani in una relazione inedita al Ministro dell'Interno, ') lamentando che all'indomani dell'unideazione fosse stata ini­ziata da parte del Governo una politica di persecuzione del partito avanzato che aveva stabilito il primo anello di quella catena di agitazioni, di calunnie, di sette, di congiure e di tumulti, che hanno impedito l'attecchire degli ordini novelli e reso difficile e compromessa sempre la pubblica sicurezza. Ed es­sendo i membri del partito d'azione quelli che più coraggiosamente, aperta­mente e tenacemente avevano combattuto i Borboni, i seguaci di questi ultimi avevano tratto dalla loro persecuzione motivo per rialzare la testa in tutto il Mezzogiorno.2' Tanto era stato il malgoverno in Sicilia proseguiva il Prefetto di Trapani che c'era da stupirsi non già di come fosse scoppiata la rivolta palermitana del settembre 1866, ma di come essa non fosse scop­piata fino ad allora. Nulla era stato realizzato di quella grandiosa opera di riforma che dopo la spedizione dei Mille s'imponeva al Governo unitario nel Mezzogiorno; sulla carta erano sempre rimaste le promesse di provvedimenti pubblici e sociali, e per rendersi conto della reale fisionomia di quelle regioni bisognava non già affidarsi a le relazioni scritte o le inerti cifre delle stati­stiche, ma accorrere sulla faccia de' luoghi, e vedere coi propri occhi quali siano le condizioni di viabilità della massima parte di quelle provinole, essere testimoni di ciò che vi si soffre e come si languisca nella miseria fra tante ric­chezze che vi giacciono inesplorate e perdute per la impossibilità dei trasporti.
Pochi anni più tardi, nelle sue Lettere meridionali, che sono del 1875, Pasquale Vii lari sarà costretto a riconoscere: Per distruggere il brigantaggio noi abbiamo fatto scorrere il sangue a fiumi; ma ai rimedi radicali abbiamo poco pensato. '
Ancora cinque anni dopo gli inconvenienti lamentati in questo campo dal Pantaleoni, il Prefetto di Trapani scriveva: Frequenti i casi di detenuti che
1) Archivio di Stato di Roma, Ardi. Ricattili (Fondo Bianchi), Carteggio, 12, 17, 1.
2) Da una lettura che Michele Amari scriveva il 20 gennaio 1863 a Ubaldinu l'eruzzi (ALESSANDRO D'ANCONA, Epistolario inedito di Michele Amari, III, Torino, 1907, p. 212): Da mia settimana ricevo lettere gravissime dalla Sicilia. Né le scrivono autonomisti, rossi, pessi­misti, né uomini leggeri. D'altronde avete il termometro delle elezioni che dà lo stesso grado di temperatura. I Borboni ed i clericali imbaldanziscono protetti di fatto dal governo nostro. I Binduci e gli uomini influenti delle facinorose popolazioni civili delle montagne che fanno cerchio a Palermo sono masnadieri borbonici.
?) In Scritti sulla questione sociale in Italia, Firenze, Sansoni, 1902, p. 454.