Rassegna storica del Risorgimento
PANTALEONI DIOMEDE ; MEZZOGIORNO
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1955
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Paolo Alatri
marciscono per anni in carcere ad attendervi una postuma dichiarazione di non farsi luogo a procedimento penale. Questo arbitrario comportamento dell'autorità politica e amministrativa, cui per lo più invano cercava di opporsi l'autorità giudiziaria, doveva ancora protrarsi e talvolta perfino aggravarsi, tanto che nel 1871 scoppiava a Palermo il clamoroso incidente tra il Prefetto gen. Medici e il Questore aw. Albanese da una parte e il Procuratore Generale presso la Corte d'Appello Diego Tajani dall'altra, incidente nel corso del quale il Questore venne addirittura deferito per i suoi numerosi arbitri, giunti fino a sensazionali collusioni con la mafia locale e fino all'ordine eseguito dai suoi dipendenti di assassinare testimoni molesti. L'Albanese fu infine salvato soltanto grazie allo sfacciato intervento del Governo che costrinse il magistrato a presentare le sue dimissioni. *)
Ma è tempo di chiudere questo excursus e di tornare alla relazione del Pantaleoni. A merito del quale va ascrìtta un'attenzione tesa a indagare le reali condizioni delle popolazioni meridionali dopo l'unificazione. Al medico maceratese non sfugge, come ho già accennato, che non basta una politica di forza, e tanto meno una politica di arbitri, per avviare il paese alla normalità, per rannodare quelle popolazioni, profondamente corrotte dal secolare malgoverno borbonico e dalla miseria, ai nuovi ordinamenti unitari e liberali. Troviamo nel suo rapporto il riconoscimento che e generale in tutti gli studiosi del Mezzogiorno anche moderati, in quelle e voci di realismo politico che Enzo Tagliacozzo fece riecheggiare in un suo lavoro dedicato agli anni posteriori al 1870 il riconoscimento, dunque, ehe le condizioni delle plebi meridionali erano piuttosto peggiorate che migliorate dopo l'unificazione. Vi è un grave peggioramento nelle comunicazioni: Gli è un fatto scrive il Pantaleoni che giammai le communicazioni furono più difficili fra provincia e provincia del Mezzodì, che dappoi che si dichiarò la unità d'Italia. Fra le Puglie p. e. e Napoli le interne communicazioni terrestri sono talmente interrotte, talmente mal sicure pel brigantaggio, che un capo militare per andare a Foggia ove avea il suo Reggimento dovette restare lungo tempo a Napoli; ed il Governatore di Bari non meno di quello di Lecce dovettero attendere Vaccidentah passaggio d'un vapore da guerra, die da Napoli andava per raccogliere i sbandati che si erano consegnati, onde raggiungere la sede del loro Governo. Ma se le communicazioni di terra sono difficili, le marittime sono al postutto nulla. Non un solo vapore tocca più regolarmente Crotone, Taranto nel Jonio, Brindisi, Bari, Manfredonia e Ancona nell'Adriatico. Anticamente il Lloyd austriaco toccava quei porti dell'Adriatico ed anco una volta al mese Messina. Ma ora non un solo vapore fa quella corsa, e come non vi ha strada fra Ancona e Bari se non che fino a Pescara, le Puglie, la Capitanata possono dirsi a tutto rigore di termine tagliate fuori dal resto del Regno italico. Un signore certo ricchissimo della Calabria dovette col dispendio di 1500 Ducati (L. 7000) farsi venire un vapore espressamente a Crotone onde mettere di là a Napoli in salvo la sua famiglia. Le coste della Calabria erano corse prima, tre volte la settimana, dai vapori napoletani, ora appena
1) La più ampia documentazione lei l'i nei don te, di coi si ebbe anche una nota e sensazionale eco olla Camera (efr. SAVEIUO CIMBIUZZI, Storia parlamentare politica e diplomatica d'Italia, 11, pp. 89-91). è conservata nelle carte finora inedite dell'Archivio di Stato di Palermo, Prefettura, Gal)inetto. (Vedi ora 1955 il mio volume: Lotto politiche in Sicilia sotto il Governo della Destra (1866-1874), Torino, Einaudi, 1954, cap. VI).