Rassegna storica del Risorgimento
PANTALEONI DIOMEDE ; MEZZOGIORNO
anno
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1955
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172
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Paolo Alatri
Non si sa dire se peggiorate rispetto al periodo borbonico ma certo pessime le condizioni della moralità pubblica, tanto che il Pantaleoni testimoniava dei primi casi di grave corruzione, come quelli per cui, mentre le popolazioni continuavano a pagare un. contributo straordinario per la bonifica delle terre paludose, ben piccola parte ne erano state prosciugate e da esse non si era saputo trarre alcun buon profitto, usurpate scrive il Pantaleoni sotto falsi pretesti, vuoisi, da persone che gerevano la pubblica cosa. E un si dice egli aggiunge anche ad attenuare la gravità della notizia relativa alla scarsa correttezza di molti esuli moderati rientrati nel Mezzogiorno al tempo della spedizione dei Mille, i più come agenti di Cavour, tutti screditatissimi per povertà d'idee, d'attività, di coraggio; e quello che è peggio si accusano d'avere usurpato pensioni indebite, posti e stipendj per loro e famiglia: e l'accusa più grave si rivolgeva al Nisco.
Questi non sono che alcuni degli aspetti delle tristi condizioni delle Provincie meridionali, quali apparvero, in gran parte peggiorate rispetto al prima, a Diomede Pantaleoni; il quale scriveva che tali condizioni non che fiorenti e rassicuranti per l'avvenire, erano giunte al punto da essere in qualche parte minacciose anche per il presente* e da far pensare a taluni, che meglio varrebbe anco nel comune interesse sciogliere l'unione, e lasciare le provincie meridionali libere di disporre dei loro destini come meglio lor giovi. Era questo, appunto, uno dei due corni del dilemma come Io proponeva Massimo D'Azeglio, l'altro corno essendo quello di cambiare politica. U Pantaleoni non accettava di porre la questione in tali termini, perchè respingeva come assurda la proposta di restituire l'ex Regno delle due Sicilie non già egli diceva al suo stato antico, ma ad una feroce condizione di anarchia, nella quale le vendette si sarebbero incrociate in un barbaro eccidio. Il solo sospetto di una restaurazione borbonica imminente egli scriveva sarebbe il segnale in molte provincie del massacro di tutti quegli individui che sono in voce di favorire, o anco solo di non avversare, la vecchia dinastia. Le provincie meridionali si troverebbero in un momento avviluppate in una feroce, in una tremenda guerra civile, condotta da per tutto con quella violenza e con quella crudeltà che ha caratterizzato i tentativi di reazione in taluna delle montagne, e che sarebbe allora imitata dalla parte che sotto gli auspicj del nostro Governo è obbligata a tenersi nei limiti della legalità e della umanità. Ciò che dunque preparano, ciò che tentano i ciechi fautori della vecchia dinastia, è lo avvolgere tutto il paese in una disperata anarchia, nella quale il dominio militare e violento di una fazione sarebbe seguito da quello non meno violento e illegale di altra, presso a poco a modo delle già provincie coloniali di Spagna in America, le attuali repubbliche dell'America centrale.
Che poi questo punto di vista, benché fondato Bulla reale osservazione delle cose, esprimesse in primo luogo gli interessi del ceto conservatore, che da qualunque sommovimento aveva a temere e che nel Governo unitario, garante di un mercato nazionale e di una politica di repressione, vedeva la migliore propria salvaguardia, lo si intende anche da quanto il Pantaleoni aggiunge alle parole che ho testé citato: Non sono le opinioni mie che qui manifesto, ma esprimo specialmente quelle di tutti quegli onesti che sono in voce di amare la vecchia dinastia e che anco la servirono, ma che conoscono ad un tempo lo spirito del paese; sono essi, essi stessi che scongiurano il Go-