Rassegna storica del Risorgimento

PANTALEONI DIOMEDE ; MEZZOGIORNO
anno <1955>   pagina <175>
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Il Mezzogiorno all'indomani deWunìficazione, ecc. 175
Troviamo qui la tesi, che sarà poi anche del Franchetti, circa la neces­sita di assicurare una ben distribuita piccola proprietà, non senza qualche giusta preoccupazione per le condizioni generali in cui la piccola proprietà si sarebbe venuta a trovare una volta stabilita per legge. È perciò apprezza­bile che sia posta in rilievo l'inaccettabilità della distribuzione della terra quale si presentava specialmente nel Tavoliere della Puglia e nell'altipiano della Sila, dove una legge eccezionale introdottasi per ragione fiscale, spesso in favore della pastorizia, e contraria, almeno nelle Puglie, alle tendenze emi­nentemente agrarie del paese, ha portato uno stato artificiale delle cose, in­giurioso troppo allo sviluppo del lavoro: ha portato soprattutto per la Sila uno stato sociale che colpendo di povertà soverchia una classe la spinge al delitto e al brigantaggio. Sono questi purtroppo i frutti della protezione arti­ficiale e dei privilegj... Gli è allora che un saggio governo debba operare una riforma sociale ad evitare una rivoluzione sociale. Socialmente parlando aggiunge più oltre il Pantaleoni è chiaro che un tale stato di cose esclu­de la formazione di una classe o ceto medio che tenga seggio e luogo di bor­ghesia, e spinge il giornalario non impiegato dal ricco a non aver altra risorsa che il furto, la rapina, il brigantaggio, che sembra quasi da per tutto essere indispensabile compagnia dello stato di pastorizia troppo oltre prolungato, una protesta, ima reazione esprimente il bisogno di un cambiamento sociale nell'agricoltura e nelle condizioni territoriali del paese. XI Pantaleoni ritiene quindi che valga l'aggiungere che oltre ai precedenti atri un decreto ditta­toriale stabilì che quelle terre avessero a distribuirsi ai Comuni e privati; e questi si tengono ormai defraudati dal Governo di una loro sacra proprietà, in veggendo che nulla si è fatto per adempiere all'esecuzioni di quel decreto. Un'equa ripartizione di quelle terre conclude il Pantaleoni panni adunque indispensabile alla pacificazione di quelle provincic ed a risolvere la questione politica e sociale che lo stato attuale induce.
Se la situazione attuale presentava poche famiglie ricchissime, ed una curiosa specie di tribù quasi patriarcale che induce per necessità in asservi­mento una clientela obbligatoria in una parte delle plebi, e non lascia alle altre che o lo scarso ed incerto elemento del giornaliero senza stato fisso, o la infame risorsa del brigantaggio, la soluzione doveva derivare da una rifor­ma della distribuzione della proprietà, creando in tal modo, una popolazione agricola fissa che formi la prosperità del paese,... quella media classe che manca quasi al tutto in quella forma sociale quasi patriarcale.
Ma non sfuggiva al Pantaleoni il rischio di una tale operazione che cioè i nuovi coloni fossero in breve volger di tempo costretti a cedere nuovamente il loro terreno a quei grandi proprietari alla cui enorme ricchezza si intendeva porre freno. Il Pantaleoni, è vero, non indicava una via d'uscita per questa difficoltà, via d'uscita forse inesistente con quella soluzione; ma d'altronde è noto che la stessa riforma, la cui necessità egli vedeva con tanto chiarezza, non fu mai, non che realizzata, neppure tentata.
Egli del resto riconosceva che anche inori di quelle due plaghe speciali, il Tavoliere delle Paglie e l'altipiano della Sila, nel Mezzogiorno in generale le plebi ed anco il villano in alcune provinole han nutrimento troppo scarso e tale povertà che nessuno de' commodi della vita allieta la loro esistenza, e il sudiciume è spesso tale da ributtare qualsiasi persona abituata ad altri paesi; precisava anzi che il popolo minuto in più luoghi dello meridionali provincic