Rassegna storica del Risorgimento
PANTALEONI DIOMEDE ; MEZZOGIORNO
anno
<
1955
>
pagina
<
177
>
Il Mezzogiorno air indomani dell'unificazione, eco* 111
modo occulto e proditorio (e ciò a scopo di temporale dominio) è tale che si potrà appena aggiustai fede in altro dì ad un così aperto abuso e vendita della spirituale podestà.
Il carattere organizzato dei moti briganteschi dimostrava evidente non solo la mente dirigente, ma l'esistenza di un mezzo regolare, sicuro d'azione e di comunicazione con le popolazioni di tutte quelle provinole, e questo trovasi ancora coi fatti essere stato ed essere da per tutto il clero reazionario or reso tale dalle istigazioni di Roma. Onde è che la responsabilità di quei mali, di quell'atrocie, di quelle vendette che si sono commesse rimonta pur troppo tutta di nuovo a Roma e, duolmi il dirlo, sul venerato capo d'una Chiesa che aborrì talmente dal versar sangue che lo spargersi di quello basta a rendere polluto immediatamente il tempio. Ed era riservato al secolo XIX vedere tali orrori commettersi nel nome di Cristo, vedere l'episcopato fare ad essi plauso, il Pontefice ad essi benedire, e la diplomazia di alcune potenze, che si dicono cattoliche pensare non solo a difendere con parole, ma mischiarsi anco coi fatti in tali vergogne!.
Assai diversi non soltanto alcuni ordini monastici che facevano onorevole eccezione, come i monaci di Montecassino e i Gerolomini di Napoli, ma anche in generale il clero minore, che sebbene responsabile anch'esso dell'ignoranza e della superstizione così diffuse tra le popolazioni meridionali, pure, per la sua povertà, si trovava in condizione di naturale contrasto con l'alto clero.
Si rendeva quindi necessario distinguere, e adottare a questo soggetto e contro i superlativi abusi della Corte romana quelle misure di rigore non contro il buon prete, né per inceppare l'azione spirituale del clero, ma per torre ad un clero indegno e che si serve della santa religione di Cristo e del suo sacro ministero a fine solo di cospirazione e di rivolta, quei mezzi materiali datigli dalla Nazione, e dei quali si serve contro la Nazione stessa, e contro il Governo ch'essa si è prescelto.
H Fantaleoni proponeva quindi non soltanto l'abolizione di quegli ordini religiosi che erano ormai privi di utilità sociale e strumenti soltanto di corruzione e di reazione, ma anche una politica ecclesiastica che, pur rispettando e garantendo l'intiera libertà ed indipendenza della Chiesa, la sottoponesse ad una sola inesorabile condizione, ed è che la Chiesa sia ciò che Cristo la fece, un'istituzione spirituale e non una potenza politica, una morale associazione e non un Regno. Se il Papa, se la Curia romana vuole mantenere un potere politico, una sovranità territoriale, e fino a che la mantiene aggiungeva il Pantaleoni -, la Chiesa per necessità si assoggetta a tutte le servitù in che l'azione d'una potenza estera debh'essere ristretta quando si esercita in un altro regno o territorio, anco alleato, e peggio, poi, quando si sia in istato di ostilità. Ribadita la sua fede nella possibilità di stabilire un novello stato di cose, nel quale la Chiesa goda di piena indipendenza anche per certe temporalità che assicurino agli aventi cura d'anime una libera azione, il Pantaleoni proponeva intanto, per stroncare alla base l'opposizione della Curia (opposizione ch'egli definiva sleale e criminosa), nient'altro che una piena costituzione civile del clero, simile a quella che la Francia aveva legiferato nel corso della sua gloriosa grande rivoluzione e a quella che ai giorni nostri si sta stabilendo nei paesi retti a democrazia popolare. Io stimo egli scriveva che il Governo del Re debba per necessità impadronirsi di tutti i beni ecclesiastici ed attribuire invece agli esercenti il servizio ecclesiastico