Rassegna storica del Risorgimento
PANTALEONI DIOMEDE ; MEZZOGIORNO
anno
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1955
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178
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178
Paolo Alatri
nello Stato, il salario, lo stipendio come in Francia, come in Belgio, come in paesi non meno cattolici dell'Italia, e che anzi ora sì ardenti si mostrano a. mantenere le tracotanti pretese della Curia romana. Gli è allora che il Governo del Re avrebbe a fare una ripartizione equa di beneficj in proporzione degli uffici e non a titolo di sine cura, I poveri parrochi si attivi, sì benemeriti siano riccamente stipendiati; si provveda decentemente e convenientemente ai pastori che hanno sacro dovere di aver cura delle anime; ma cessino tante ricche prebende accordate all'ozio e direi quasi al vizio di certi grassi ecclesiastici.
Socialmente interessante anche l'uso che il Pantaleoni pensava che il Governo dovesse fare di tante terre prima appartenenti alla manomorta: egli proponeva infatti che tali terre fossero date ai Comuni per il contributo rispettivo delle rendite pecuniarie che essi hanno con tasse ed altri proventi; e prendendo per sé questi redditi pecuniarj conosciuti, far che i Comuni o per amministrazione o per affitto o per vendita si riaccattino di quelle somme con largo profitto loro.
Due cose pertanto scriveva il Pantaleoni concludendo io proporrei: 1 migliorare di molto la sorte del benemerito clero laborioso e de' parrochi quasi ognora sì male retribuiti, sì male trattati; 2 minorare o sopprimere i redditi del clero ozioso riducendo ad ogni modo a stipendj governativi le sorti di tutti, e perciò ritenendo in mano la facoltà di sospendere delle temporalità delle quali si abusasse indegnamente contro la Nazione e il Governo che le fornisce. Queste misure, per gravi e serie che siano, temo forte che si rendano indispensabili, a meno che la minaccia di esse valesse ad aprire gli occhi ad un potere che tenendosi al coperto da ogni pericolo, spinge codardamente i cleri de' diversi paesi ad una lotta fatale alle credenze ed alla Chiesa, negando ipocritamente ogni partecipazione in quella e nascondendo dietro ai penetrali dei dogmi e della fede l'ambizione e l'avarizia che la domina. Io so che a tali misure risponderà la Curia romana con le usate ipocrite lamentazioni, con il gridare all'oppressione della Chiesa e alla falsità delle nostre offerte di libertà, ma fra un governo onesto sempre pronto a tenere le promesse e gli obblighi e che lascia veramente e sinceramente ogni larghezza al potere spirituale, e una Curia che tradisce e che mentisce, la pubblica opinione avrà ben presto giudicato ai nostri dì. L'essenziale è solo che non si dia il menomo pretesto alle calunnie, invadendo il potere spirituale e ponendo qualsiasi restrizione anco comandata dalla prudenza agli abusi stessi i più gravi dell'autorità spirituale. Bisogna aver fede nella libertà. Gli eccessi di quella si correggono da loro stessi e più la Curia romana trascenderà nelle sue esorbitanze, e più presto essa si troverà screditata ed esautorata nei suoi eccessi.
Come si vede dai passi che son venuto fin qui citando e che si potrebbero moltiplicare, in questa relazione il Pantaleoni corregge notevolmente i suggerimenti quasi puramente polizieschi e militari che, sulla base delle prime impressioni, egli aveva avanzato nelle cinque lettere al Minghetti. E sembra che, proprio a causa di quella incompletezza, il Della Peruta si sia espresso con eccessiva severità nei confronti della presunta mentalità moralistica del Pantaleoni, *) Nel complesso la mentalità e il punto di vista capitalìstico
V II Detta Perula rimprovera per esemplo al Pantaleoni di non aver neppure affrontato il problema detta terra, che invece, nel rapporto, è ampiamente trattato.