Rassegna storica del Risorgimento
VANDONI ALESSANDRO ; MILANO
anno
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1955
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pagina
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181
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L'assassinio del doti. A. Varnioni, ecc. 181
Naturale ohe il gruppo dei mazziniani fosse quello dove prevalevano gli uomini delle classi inferiori come coloro che erano portati alla lotta senza essere legati da interessi che li potevano rendere dubbiosi; quegli uomini ai quali si rivolgeva Mazzini quando scriveva che .... il miglior partito era quello di condurre il popolo primo sul campo, tanto ch'esso imparasse in un tratto il proprio debito e la propria forza ...9. Brano popolani che di nascosto si riunivano nelle osterie rimaste famose col loro ricordo a Milano, a costituire quei nuclei fusi poi nel Comitato dell'Olona il quale tanta parte avrà nell'infausta rivolta del 6 febbraio 1853; gente che più che le marsine così si chiamavano i patrioti delle classi elevate erano sempre pronti a buttarsi allo sbaraglio e che purtroppo portarono nelle loro fila, degli uomini di dubbia fede i quali, venuti in possesso dei segreti della congiura) poterono diventare delatori o, per avidità di denaro, minacciare il ricatto.
Il pericolo della vita dei congiurati, però, e del fallimento della congiura, più che a queste poche figure spregievoli, fu legato all'inevitabile allargarsi della trama a un numero sempre più grande di persone, come abbiamo già accennato, a qualunque ceto appartenessero le persone che del segreto venivano a parte. Ed ecco appunto in questo studio un personaggio altolocato che di una persona di altrettanta levatura si fa spia e paga colla vita In propria infamia, seguito l'anno appresso nel tragico destino di delazione e di morte, da un popolano il quale dell'uccisione del primo è stato complice.
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Verso la metà di dicembre del 1850 venne arrestato a Milano il dottor Gaetano Ciceri di anni 50 ammogliato con Vidoni Amalia, abitante in corso di Porta Orientale al n. 629 l'attuale corso di Porta Venezia. Era chirurgo della Deputazione provinciale e l'arresto avvenne perchè il suo superiore diretto dottor Alessandro Vandoni di anni 69, protomedico presso la stessa Deputazione, l'aveva denunciato al cav. Francesco Wagner, capo della Polizia, come detentore di cartelle del Prestito mazziniano, delle quali cartelle gli aveva offerto l'acquisto.
Si disse questo Wagner amico del Vandoni; ma sia esatto questo particolare oppure no, quel che è certo è che un figlio del Vandoni, Virginio, dottore in legge, era addetto all'I. R. Tribunale criminale, come ho potuto accertare da notizie raccolte a suo tempo nell'Archivio dello Stato Civile di Milano, posizione questa che, data la stretta parentela, rende già sospetto il padre nei riguardi della delazione e il sospetto è avvalorato da quel che accadde in quel torno di tempo proprio a Mantova dove, mutatis mutandis, un'altra parentela contribuì purtroppo a rendere un uomo nefasto alla congiura mantovana: voglio alludere a Luigi Castellazzo, segretario del Comitato insurrezionale mantovano e figlio di un Commissario di polizia in Mantova.
L'accusa di alto tradimento pende sul capo del dottor Ciceri ma egli si salva negando risolutamente, e il Consiglio di guerra sospende il 1 febbraio 1851 il processo per difetto di prove legali. Senonchè il 15 marzo successivo, quel chirurgo che era stato messo in libertà, è arrestato di nuovo e il 23 maggio la Corte Suprema di Giustizia in Vienna, dietro imputazione specifica di alto tradimento per aver posseduto e messo in circolazione cartelle del Prestito mazziniano, annulla la sentenza del 1" febbraio e condanna il Ciceri a 10 anni