Rassegna storica del Risorgimento
VANDONI ALESSANDRO ; MILANO
anno
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1955
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pagina
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184
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184 Carlo Arrigoni
Verona, come ricorda il Scidl già citato. E soltanto perchè sulla trama di questa congiura si innestarono le fila dell'altra ben più importante del 6 febbraio '53, si arrivò a sapere quel che si seppe, potendosi precisare che ... se non fosse stato l'Assi che aveva il vizio di chiacchierare con gente anche mcn fidata ... neppure nel '53, le autorità avrebbero saputo quel poco che realmente seppero . *)
Così il Pollini, non dimenticandosi però per parte nostra la lettera facente parte della corrispondenza tra il Comitato rivoluzionario di Milano e quello di Genova, scritta dal milanese Cesare Alfieri a Giovanni Cadolini da Milano il 17 luglio 1853, in cui è detto che Fra i detenuti certo Pietro Sualdi [reete Suardi, altro affiliato del Comitato dell'Olona] orefice della contrada dei Visconti ha fatto propalazioni che però non danneggiarono pare gran fatto giacché pronunciò nomi di gente che ora è in salvo. L'auditorato venne pure a cognizione per le propalazioni di detto detenuto, dell'uccisione di Vandoni e Cor telimi [ree te Corbellini] e di chi vi assistette.2)
Circa la giustezza poi dell'affermazione del Pollini sul valore che ebbe la rivolta del '53 nel rimettere sul tappeto il fattaccio del '51 colla coda del '52 che presto vedremo, sta una lettera inedita dell'abate Carlo Cameroni, vice presidente del Comitato centrale pei soccorsi agli emigrati italiani in Torino, al Ministro primo segretario di Stato per gli Affari interni, appunto dell'agosto del '53, nella quale vedila in appendice va notato circa il modo come si svolse la tragedia vandoniana, qualche discrepanza con quello ora esposto risultante dalle ricerche del Labadini 3) che dice di avere pazientemente raccolto i particolari, sia da chi avvicinò i principali autori, quanto dagli atti del Giudizio Statario. E precisamente: 1 circa i particolari dell'appostamento al Vandoni scrive il Cameroni che: A ciascuno adepto venne allogata per sorte la giornata propizia, e l'uno dopo l'altro, ciascuno doveva attendere di pie fermo il Dr. Vandoni, ed ucciderlo, indi saper morire: ecco tutto. 2 circa le sorti del Colombo appena avvenuto il misfatto ancora secondo il Cameroni egli non sarebbe fuggito seguendo l'itinerario che abbiamo visto, ma si sarebbe allontanato dopo otto giorni di soggiorno in Milano passati in accessi di convulsioni estreme, aggiungendosi che riparò a Londra e tacendosi naturalmente da parte dell'abate, per salvare le apparenze di fronte all'Austria, che per andare a Londra era passato da Torino anche quando vi giunse non è detto purtroppo e che lui si incaricò di mandarlo fuori di Stato, come avrebbe fatto degli altri tosto che siano chiesti dall'Austria. In una nota poi del 6 agosto che va unita alla lettera cameroniana in questione è precisato che il Colombo ebbe 12 marenghi e dopo D [dollari] 1000.
Incertezza adunque allora da parte dell'autorità, sul nome del sicario, un po' perchè nelle sfere ufficiali dei patrioti si ebbe fino al '59 tutto l'interesse a intorbidare la verità, un po' perchè qualche profittatore volle darsi
!) L. POLLINI, Mastini e la rivolta milanese del 6febbraio 1853, Milano, Famiglia Meneghina, 1930, p. 61.
2) F. CASONI, Relazioni intorno ai moli del 6 febbraio 1853, in Rassegna storica del Risorgimento, 1925, fase. IV, p. 691.
3) A. LABADINI, Milano ad alcuni momenti storici del Risorgimento Italiano, frammenti di cronaca, Milano, Rancati, 1909, p. 40 e seg.