Rassegna storica del Risorgimento

VANDONI ALESSANDRO ; MILANO
anno <1955>   pagina <186>
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186 Carlo Arrigoni
tutta aia venuta per caso a gravare sul nome di quel medico renden­dolo di fronte alla storia, lui rimasto muto per sempre, più. colpevole di quello che forse non fu.
0 che per esempio non arrischiò il suo indiretto giustiziere, proprio il Carta, di passare ai posteri come ladro sotto l'accusa di essersi appropriato, in Bellinzona, la sera del 14 marzo 1812, di un paio di pantaloni di proprietà di un sottoispettore alle finanze, certo Rinaldi e per tale accusa sostenuta da un'unica persona, il tenente Robert che pare fosse ubriaco la sera del supposto furto, non venne forse il Carta destituito dal grado di sottotenente dal Ministro Fontanelli ? '-'
Ma il Carta allora si difese e come ! poi colla sua vita di patriota potè cancellare ogni dubbio; invece per il Vandoni l'accusa di spia rimase: non perchè gli assenti hanno sempre torto, ma perchè purtroppo a tener viva la sua memoria e in cattiva luce, ci pensò l'Austria stessa in primo luogo con il commeato viennese all'attentato che trovo nella citata Gazzetta dell'8 luglio 1851, n. 189, dove la frase: Un uomo onorato, un onesto e coscienzioso citta* dino, che stimò suo dovere di non passare sotto silenzio una gravissima tra­sgressione delle leggi cadde sotto il ferro di barbaro malfattore... non lascia dubbio sulla qualità del Vandoni, e in secondo luogo con la risoluzione sovrana del 13 agosto di quell'anno accordante una pensione annua di 200 fiorini alla vedova e a ciascuna delle tre figlie. Vedi ancora lo stesso gior­nale dove in data 23 agosto, n. 235 è specificato che Le superstiti vengono quindi ad avere una rendita annua maggiore dello stipendio dell'estinta che era di 600 fiorimi e questo atto di grazia sovrana sarà per essere di conforto nella loro sventura, come pure un esempio che le famiglie i cui capi sono la vittima del proprio dovere possono contare fiduciosi sulla protezione del nostro benigno Monarca.
Ahimè, munificenza che fa tragico contrasto colla fucilazione di Amatore Sciesa avvenuta proprio il 2 di quel mese, chi dice tra il dazio del Sempione e Porta Vercellina, chi e con più ragione in un fossato del Castello, e coll'imprigionamento dell'Assi arrestato per caso nell'abitazione dello Sciesa poche ore dopo l'arresto di questo, perchè l'Assi si era recato là allo scopo di sottrarre documenti che sperava avrebbe potuto portar via e distruggere, mentre finì nelle mani della Polizia che lo processò sia pure per altra imputa-* zione, e lo trattenne in Castello fino alla fine del luglio del '52.
Ancora, l'8 ottobre è impiccato a Venezia Luigi Dottesio per diffusione di stampe rivoluzionarie della Tipografia di Capolago e il 5 novembre è fucilato a Mantova don Giovanni Grioli, coadiutore della parrocchia di Cerese, col* l'imputazione di aver tentato persuadere alla diserzione dei soldati austriaci e di essere stato trovato in possesso di uno scritto rivoluzionario. E questo sacerdote sarà il primo dei Martiri di Belfiore I ...
A Milano e in tutto il LombardoVeneto si vive dunque sotto l'incubo della paura. Ha paura l'Autorità cui sono sempre una spina nel cervello le parole di Mazzini anche se da lui indirizzate diciotto anni prima Alla Gio-vaniìi Italiana'. Circondate di rose i vostri pugnali per celarli al tiranno, non
1) G. GANBVAZZT, Un propugnatore di civile libertà {Giovanni Battista Carta), in Rassegna storica del Risorgimento, 1928, fase. Il, p. 376.