Rassegna storica del Risorgimento
VANDONI ALESSANDRO ; MILANO
anno
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1955
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pagina
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188
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188 Carlo Arrigoni
Ricompare adunque sulla ecena la figura di Lorenzo Corbellini il quale Tanno prima, nell'esecuzione del dottor Vandoni aveva fatto da palo al ponte di ferro in via S. Damiano per la fuga di Claudio Colombo e proprio la sera di quello stesso giorno aveva già tentato il ricatto perchè, come ricorda ancora l'Assi, ... mi impose collo stilo alla mano sotto la lea (viale forse sui bastioni) che voleva una somma da me... Ricompare questo tristo figuro che aveva avuto infatti dall'Assi due marenghi il giorno dopo il misfatto, e purtroppo rappresenta nell'ambiente tenebroso della congiura, un pericolo permanente di seminare rovina. Meglio disfarsi anche di costui, come già ci si era disfatti del Vandoni pensano il Taneu e il Carta cui pare piaccia andare per le spiccie ed in proposito ecco quanto è ricordato dal primo: Carta dunque, mi fece conoscere la necessità di levarlo dal mondo [il Corbellini] per essere noi sicuri ed era in sabato; il giorno appresso il nostro Carta fu condotto nelle carceri di Mantova ed io cogli amici giurammo la morte a Corbellini e il mercoledì fu ferito mortalmente grazie a Bun... e a Bre... e spirò al giovedì a mezzogiorno.
Lorenzo Corbellini, che suo padre Cesare e sua madre Margherita Chavilly avevano messo al mondo in Francia, a Perigueux, aveva allora trentatrè anni e, venuto a Milano, aveva fatto prima il cameriere poi aveva aperto un negozietto di mobili in via Larga al n. 4772 poi n. 21 entrando così forse attraverso a questo suo lavoro di mobiliere, in rapporti col gruppo di falegnami del lavorerio del Ripamonti che già conosciamo. La sera del 21 ottobre 1852 il Corbellini che portava un soprabito chiaro ed aveva in tasca 29 lire austriache, venne raggiunto dai due affigliati Bunicardi e Bresciani in via Chiarvallino, che sarà poi la via Palletta, e colpito da due pugnalate mortali. Portato al vicinissimo Ospedale la vecchia Gè Granda spirò il giorno dopo senza voler o poter pronunciar parola portando con sé nella tomba il segreto che la Polizia, accorsa al suo capezzale, gli avrebbe tanto volentieri carpito. Mentre il suo nome compariva neW Elenco dei morti nel giorno 22 ottobre 1852 maggiori degli anni 7 stampato nella Gazzetta Ufficiale di Milano del 25 ottobre, n. 299, la sua ombra si incontrava sulla soglia dell'Averno, con un'altra che l'attendeva: quella del dottor Alessandro Vandoni !
Abissus abissum invocati Ancora sangue dunque, sangue versato per mano di uomini i quali, perchè sentono non esservi per loro giustizia, questa giustizia vogliono farsela da sé e quando giudicano degno di morte chi minaccia di consegnare al carnefice i loro fratelli intolleranti della servitù della patria, adoperano nell'ombra il pugnale, unica arma rimasta a chi non potendo più combattere la potenza militare dell'Austria a viso aperto, come pure aveva fatto sulle barricate del '48, si avvolge nel silenzio e nella tenebra della congiura. È in questo ambiente dove purtroppo affiora il delitto, è in questo stato di provocazione continua, cui si addicono così bene le umane parole del Manzoni: <cl provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo fanno torto altrui, sono rei non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi , che si prepara la rivolta milanese del 6 febbraio del '53, e questa è appena avvenuta, è appena stata soffocata nel sangue e sangue vuole ancora versare l'Austria ricercando i capi fuggiti o nascosti, quando tre sorelle, sole, deboli, indifese, si ergono come protettrici di due caporioni del moto, di fronte al violento spirito di repressione del dominatore inferocito.