Rassegna storica del Risorgimento

MAMELI GOFFREDO ; GIORNALISMO
anno <1955>   pagina <201>
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Le idealità democratiche negli scritti giornalistici, ecc. 201
non è soltanto politico. Che gli Italiani scelgano egli ammonisce t se amano meglio che l'unità dell'Italia si compia pacificamente per mezzo d'una Costituente, o, presto o tardi, per mezzo d'un'insurrezione generale che sconvolga dall'Alpi al mare la nostra penisola. In quanto a noi se tal­volta riconosciamo necessarie, inevitabili le rivoluzioni, crediamo che sia debito d'ognuno l'evitarle sempre che sia possibile senza inceppare il pro­gresso nazionale. L'accentrare per quanto è possibile la vita nazionale, e il far ciò colla minore agitazione, ci par scopo a cui debba tendere la politica d'ogni luogo, d'ogni tempo, ma principalmente dell'attuale Italia.
La posizione rivoluzionaria del Mameli attraverso queste sue enuncia­zioni risulta certo alquanto attenuata: egli appare tendenzialmente, si po­trebbe dire, un gradualista. Ma non occorre al proposito andare in cerca di perchè: anche di questo la spiegazione è insita in quella concezione mazzi­niana del progresso che il Mameli ha accettata e fedelmente fatta sua. Solo così, del resto, se sorretti da questi principi ed essi attuando, si può realiz­zare per dirla con le parole stesse del Mameli a proposito della rivolu­zione del '48 opera di vita e di creazione)/. 2)
È cosi che si spiega anche l'atteggiamento del Mameli di fronte alla religione, considerata nel suo duplice aspetto di problema di coscienza e di struttura organizzativa, la quale ultima, esorbitando dal campo strettamente spirituale che le è proprio, può eventualmente portare al costituirsi di un potere temporale. Di fronte a questo problema chi parta da presupposti di vera democrazia ed in base ad essi cerchi di costruire lo stato che di questa democrazia sia l'espressione sa già quanto si debba tenere in conto e difen­dere e riaffermare e quanto invece sia necessario respingere e combattere. Il nostro popolo dichiara con aperto riconoscimento il Mameli*> è religioso, non. è superstizioso: sa che il Cristo è il primo apostolo della demo­crazia, ed egli rispetta e venera, come profeta, chi l'invoca in favore della libertà, caccia dal tempio i nuovi farisei che lo profanano, cercando farne strumento di guadagno e di tirannide. Tutto questo il popolo italiano sente con immediata chiarezza, tanto è vero che quando dal Quirinale Pio IX levava alta l'invocazione Benedite, o gran Dio, l'Italia, lutta la gente della Penisola si strinse attorno a lui con quel senso di venerazione con il quale si circondano i santi; ma quando questo atteggiamento del Pontefice ebbe a mutare radicalmente, e il Vaticano si trovò a subire le dure conse­guenze del fatto di essersi schierato accanto alle forze della reazione, il popolo seppe ben distinguere tra la Chiesa e il regime politico in cui essa aveva trovato una sua nuova innaturale espressione, comprese cioè che lo spirito di Dio, se era colla Chiesa, non era col principato, e fu rispettata la Chiesa, e fu rovesciato il principato . 3) Nulla il popolo mutò nel suo atteg­giamento nei confronti di Pio IX quale Pontefice: radicale nello spirito, fu reverente e moderato nei modi . 3) Un esempio, questo, veramente di piena maturità politica, e il Mameli commenta: 3) Fu detto che il potere
i) In TI Diario del Popolo, Genova, 28 ottobre 1848. Concetti analoghi erano stati espressi dal Mameli anche in un altro articolo apparso Stillo stesso giornale il 27 ottobre.
2) Così nell'articolo pubblicato in Pallada, n. 454, Roma, 24 gennaio 1849 (in ComwrafcA,
op. Siisi voi. ir, p. 296).
5) Ancora in Palladc, 24 gennaio 1849 (in CODIGNOT.À, op. o/t., voi, II, p. 297).