Rassegna storica del Risorgimento
MAMELI GOFFREDO ; GIORNALISMO
anno
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1955
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pagina
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203
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te idealità democratiche negli scritti giornalistici, ecc. 203
Fratelli prorompe con commossa concitazione j) eccoci finalmente al solenne atto: noi siam chiamati a stabilire il nostro consiglio di famiglia, ad esserper la prima volta nazione, ad assiderci nel fraterno banchetto di nostra rigenerazione politica; a trovarci Pano rimpetto all'altro, a confidarci insieme i nostri voti e le nostre speranze, a stringerci le destre in pegno di eterna fratellanza, ed a giurare quel sacro patto che dovrà legarci e confonderci come tanti eredi di un solo patrimonio.
Accorriamo adunque volenterosi continua poi quasi ammonendo ali1onorevole invito: è la prima volta che siamo chiamati a riconoscere la nostra dignità: per lo innanzi eravamo obliati, inesauditi, e tenuti a bada come un armento di zebre. Non perdiamo la bella ventura; sentiamoci degni del titolo di uomo, ascendiamo orgogliosi quel grado di onore, da cui i tiranni ci avevano rovesciati nel fango: è una giustizia che ci si dovea da secoli, un diritto di umanità sino ad ora sconosciuto dai principi e sospirato sommessamente dai popoli. Ebbene, oggi Vuomo rivendica le sue ragioni, e fatto superiore alle prepotenze del trono, leva alto lo stemma della legge, e vi fa curvare la cervice del principe e del popolo.
Ma con la libera espressione della propria volontà manifestata con l'esercizio del diritto di voto a quali obbiettivi deve poi tendere il popolo italiano?
La risposta la si trova in un articolo dallo stesso Mameli pubblicato TU gennaio 1849 sulla Pallade, un articolo che presenta una compiutezza quale di regola è ben difficile possa essere raggiunta negli scritti giornalistici, un articolo che costituisce un poco come la sintesi della dottrina politica del Mameli in tutta la vivezza della sua essenza democratica. Di questo articolo è perciò più che opportuna una citazione particolarmente ampia.
JZ giornale, esordisce l'articolo in parola essendo prossime le elezioni, crede suo debito di esporre brevemente i principi che lo dirigono nel raccomandare al pubblico gli uomini che esso vorrebbe scélti a rappresentanti del paese.
L'imparzialità e il rispetto che il giornale si propone per ogni opinione coscienziosamente sentita e professata non gli impediranno di parlar franco e di tenere una linea di condotta politica propria e determinata.
Prima e indispensabile dote nei suoi candidati esso cercherà quell'onestà personale e pubblica che fa d'un uomo politico un apostolo, d'un*opinione una credenza, d'un partito una religione. Noi vogliamo uomini che sentano quello che dicono: rifiutiamo quell'abitudine d'ipocrisia, che ad una nazione rivocata or ora alla vita, propone per principio di rigenerazione, per primo dogma politico la menzogna sistematica. Noi vogliamo la verità, crediamo die in lei sola stia la forza.
Noi facciamo poco conto delle parole, moltissimo della vita di un individuo. Scruteremo nei nostri candidati i fatti passati; elimineremo gli uomini che o per tristizie o per inettezza hanno mancato all'onore e agli interessi del paese; non appoggeremo che i nomi di coloro il cui passato ci sia pegno per l avvenire...
Noi veneriamo le persone sperimentate da lunghe prove e nondimeno i tempi di rivoluzione logorano le riputazioni così rapidamente, che la nostra fiducia si rivolge massimamente alla facile intelligenza, atta vergine coscienza ed alla energia della gioventù.
1) In Pattato, a. 449, Roma, 19 gennaio 1849.