Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; DEMOCRAZIA ; TOSCANA ; MODERATI
anno <1955>   pagina <223>
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Moderati e democratici in Toscana dal 1849 al 1859 223
Dice il Balbo che ci sono i liberali o progressisti puri, detti anche rivo­luzionari, radicali, esaltati, che propugnano una mutazione universale o molte mutazioni e i liberali moderati che stanno in mezzo fica i progres­sisti e i conservatori. H Balbo afferma che il nome di moderati è il più bello, il più largo, il più proprio, il più liberale, il più sincero, il più chiaro che possa prendersi da tutti quegli italiani che intendono assumere per lor mezzi la lega­lità e la coscienza e per lor fini le riforme e non le rivoluzioni, per loro ricom­pensa la compiuta e indipendente nazionalità.
La concessione dello Statuto e lo scoppio della guerra interrompono per breve tempo la polemica che riprende quando si apre il Parlamento toscano.
Per i moderati lo statuto è norma e limite al diritto politico interno perchè sancisce che il Principato sia limite necessario all'uso della libertà politica e per siffatto modo un custode di essa. La maggioranza dei moderati considera Io statuto toscano come la naturale conseguenza di un processo evolutivo che dalle riforme settecentesche di Pietro Leopoldo si conclude con la costituzione politica del 1848. Dunque è un punto di arrivo; è un mezzo per far andare lo Stato . Soltanto Salvagnoli dirà che lo statuto è una cosa del tutto nuova, che non ha legami col passato, ma anche lui si opporrà a mutarlo; concederà solo che si possa interpretarlo largamente. *)
Per i democratici invece la cosa è del tutto diversa: lo statuto è solo un punto di partenza. L'8 luglio il deputato Mazzoni dichiara che i partiti si divisero quando, ottenute alcune riforme, si cominciò da una parte a gridare basta, basta, al popolo che intendeva progredire realmente verso la libertà e non arrestarsi a piacere altrui 2) Nella stessa seduta Carlo Pigli afferma che i sentimenti avevano unito tutti (cioè democratici e moderati) ma le istituzioni ci hanno quasi direi separati. 3) Nelle poche parole dei deputati democratici è espresso proprio il motivo fondamentale di dissenso dei due partiti. Tale dissenso è stato già reso evidente dalle polemiche della stampa. Il Popolano, giornale ultra democratico, aveva già pubblicato un programma al quale nessun moderato avrebbe dato la sua adesione: 1) educazione del popolo e ampliamento dei diritti costituzionali; 2) diritto di riunione per qua­lunque assemblea a qualunque scopo si diriga; 3) libertà illimitata di stampa; 4) suffragio universale per l'elezione di una sola assemblea rappresentativa dello stato. Solo a queste condizioni i democratici avrebbero potuto dare il loro appoggio alla dinastia Iorenese. 4)
L'idea del suffragio universale non è un'alzata d'ingegno del giornale democratico, ma è divenuto uno dei postulati di quel partito, tant'è vero che nella seduta del 19 luglio il deputato Mazzoni chiede che il principio venga sancito dall'Assemblea, ma la maggioranza moderata respinge la proposta. 5) Non e necessario continuare a portare esempi; si può invece concludere che verso la fine del 1848 la situazione è la seguente.
1) JJB Assemblile del Risorgimento, Roma, Tip. dolio Camera dei deputati, 1911; Toscana, voL I, p. 160 e segg. Seduta del 17 luglio 1848.
2) Ibidem, 1, 70.
3) Ibidem, X, 73.
*) H Popolano, 8 giugno 1848.
5) Xtf Assemblee del Risorgimento, cti., voi. I, 226.