Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; DEMOCRAZIA ; TOSCANA ; MODERATI
anno <1955>   pagina <224>
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224 Sergio Canterani
I democratici costituiscono un partito che è venuto improvvisando il proprio programma politico durante lo svolgerai degli avvenimenti. Non sono unitari, come i repubblicani mazziniani, ma concordano coi moderati nel concetto federalista; alcuni sono per la repubblica, altri si mantengono dinastici. Si occupano di riforme sociali (senza essere però socialisti), sono co­stituzionali, ma hanno in proposito idee meno chiare dei moderati, sebbene molto più estremiste perchè giungono al suffragio universale e all'unica ca­mera rappresentativa. Sono d'accordo coi moderati sulla necessità di raggiun­gere l'indipendenza nazionale (e questo punto è assai importante per il futuro), ma discordano sui mezzi, perchè i democratici non respingono la possibilità, anzi a un certo punto credono addirittura necessaria la rivoluzione per realiz­zare il fine nazionale.
II partito democratico inoltre rivolge la sua propaganda e fa proseliti fra la piccola borghesia e la classe operaia. Manca invece (e questo è pure im­portante per gli avvenimenti successivi) di un buon gruppo di dirigenti. È però sempre da tener presente che gli aderenti al partito democratico, inclu­dendo in questo numero anche i semplici simpatizzanti, rappresentano in ma­niera costante una piccola minoranza rispetto alla totalità della popolazione.
Finalmente occorre aggiungere che tra la fine del 1848 e il principio del 1849 è dimoile distinguere un democratico da un mazziniano. I due gruppi spesso si confondono fra di loro.
I moderati costituiscono essenzialmente un gruppo di nobili, di intel­lettuali, di appartenenti all'alta borghesia o di elevati professionisti, stimati dagli avversari di destra e di sinistra. Sono un'ottima classe di governo, ma con scarso seguito nella popolazione. Dinastici e autonomisti convinti, re­spingono ora e respingeranno sempre, senza eccezione, qualsiasi soluzione ri­voluzionaria. Secondo loro ogni movimento politico deve svolgersi sempre entro i confini della legge, che deve assicurare libertà individuale e di pensiero, senza recar danno al prossimo. Sono dunque costituzionali convinti, ma con­siderano, come si è detto lo statuto il non plus ultra delle concessioni. Hanno un forte sentimento di nazionalità, ma in senso federalistico e non unitario. Mancano di spirito di iniziativa. Si occupano pochissimo dei problemi sociali.
Quando, alla fine del 1848, si manifesta la prevalenza dei democratici, questi continuano la marcia programmatica verso sinistra, mentre i moderati ripiegano verso destra. I due partiti, che non si distinguevano con chiarezza nel 1847, sono ora del tutto divisi, anzi sono divenuti avversari tenaci. I de­mocratici cercano addirittura di confondere i moderati con la destra reazio­naria.
A questo punto si rende necessaria una precisazione. In Toscana il mo­vimento democratico ha una sua particolare fisionomia: è un movimento a carattere personale, che fa capo a Francesco Domenico Guerrazzi e a Giuseppe Montanelli. I loro seguaci si dichiarano democratici per l'ascendente che so­prattutto esercita il Guerrazzi su di loro. Tutti giurano in lui, anche quando non si sa bene che cosa egli voglia, tutti si valgono del suo nome anche per compiere, imprese tutt'altro che democratiche.
Con l'occupazione austriaca e la restaurazione si assiste a una importante evoluzione nei partiti politici toscani.
L'azione di governo del Guerrazzi è fallita, egli ha perduto ogni prestìgio personale; Montanelli si è rifugiato all'estero. Perciò da questo momento il