Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; DEMOCRAZIA ; TOSCANA ; MODERATI
anno <1955>   pagina <225>
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Moderati e democratici in Toscana dal 1849 al 1859 225
partito democratico cessa di esistere. Una parte dei guerrazziani con tutta probabilità va ad ingrossare la fila del vecchio partito mazziniano, che duran­te gli avvenimenti del 1848-49 ha avuto, in Toscana, pochissima voce, e che ora assume l'eredità del partito democratico.
I moderati restano fermi sulle loro posizioni. Dapprima hanno sperato nel mantenimento della costituzione, non hanno visto di malocchio neppure la violenta repressione austriaca della ribelle Livorno (Ricasoli), si illudono addirittura di poter collaborare col ministero Baldasseroni (Ridolfi), ma a poco a poco l'occupazione di tutto il territorio granducale da parte delle trup­pe austriache (invise a tutta la popolazione), la soggezione del Granduca e del ministero agli ordini di Vienna allontanano sempre più i moderati dalla Corte e dagli ambienti ministeriali. Quanao poi, soppressa la libertà di stampa e abo­lito lo statuto, non hanno più alcun mezzo per far valere in modo pacifico le loro idee, contrari come sono ad ogni forma di illegalità non possono far altro che mettersi a braccia conserte e aspettare la manna dal cielo. La loro posi­zione in questi anni può essere paragonata più che al centro sinistra di Cavour al centro destra di Azeglio, e forse anche oltre. Essi rimangono un gruppo iso­lato, con scarso potere di iniziativa, ma tuttavia mantengono in comune coi repubblicani-democratici l'aspirazione all'indipendenza nazionale.
I repubblicani-democratici riprendono il vecchio programma a base di congiure e colpi di mano ma tutti senza possibilità di successo. Nonostante lo stato d'assedio a Livorno, hanno il coraggio di imbastire ima congiura che termina coi noti processi del 1851, diffondono foglietti stampati clandestina­mente, organizzano un inutile attentato al ministro Baldasseroni, promuovono manifestazioni sporadiche e finalmente organizzano la rivolta livornese del 1857, fallita anche per il mancato appoggio della popolazione. Questo gruppo, che costituisce sempre ima minoranza assai modesta, continua a estendere le sue radici nella bassa popolazione (facchini, navicellai, piccoli artigiani ecc.), ma per i replicati insuccessi perde sempre più le simpatie e la stima della popo­lazione e degli stessi seguaci. Le sue file dunque si vanno assottigliando in misura notevole, di anno in anno.
Dal canto loro i moderati non solo non appoggiano i tentativi repubbli­cani, ma li deplorano apertamente e colgono ogni occasione per sottolineare il distacco completo che esiste fra i due partiti.
A completare il quadro si deve aggiungere che la partenza degli Austriaci dalla Toscana nel 1855 segna non un periodo di riconciliazione ma di tacito armistizio fra governo e oppositori. D'altra parte gli avvenimenti europei, la politica del Piemonte, la sua partecipazione alla guerra di Crimea hanno ripercussioni piuttosto modeste sulla popolazione toscana. Così almeno mi sembra di poter affermare dai rapporti di polizia esaminati finora. Anche nei carteggi dei moderati si nota si una qualche fiducia nel nuovo indirizzo della politica piemontese, ma regna sempre mi certo disorientamento e una scarsa fede nel futuro (Ricasoli, Vieusseux, Lambruschini, ecc.).
Sulla calma rassegnata dei moderati e sulla progressiva perdita di pre­stigio dei repubblicani-democratici, si fonda la tranquilla sonnolenza del Go­verno toscano che non si accorge che fra i due partiti esiste sempre un punto di contatto: il principio della nazionalità. Basterà che qualcuno sappia far leva su ciò, per ridestare energie sopite oppure deluse e accomunarle in un unico sforzo ai danni del Governo toscano.