Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; DEMOCRAZIA ; TOSCANA ; MODERATI
anno <1955>   pagina <227>
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Moderati e democratici in Toscana dal 1849 al 1859 227
silenziosa ma abilissima della Società, del prestigio immenso che esercitava il nome di Cavour sulla folla e finalmente della completa perdita di controllo del paese da parte del Governo toscano.
Ma ritorniamo ai moderati. Questi sono rimasti per il momento chiusi nella loro roccaforte: non'accettano la possibilità di una rivoluzione, non cre­dono ad una problematica unità d'Italia, sono sempre autonomisti, meno qualche caso isolato (Ricasoli), ma non si dimostrano ora insensibili all'in­fluenza della politica nazionale del Piemonte. Il Congresso di Parigi, la sotto­scrizione per i cannoni di Alessandria e via via gli avvenimenti successivi cominciano a ridestarli.
Cavour pungola e spinge i moderati, mentre raffrena gli ardenti seguaci della Società. Per lui gli uni costituiscono lo stato maggiore, gli altri la massa di manovra e, se necessario, d'assalto.
I due partiti dunque lavorano su due direttrici parallele, con qualche punto di contatto. L'uno non ignora quello che fa l'altro. I moderati, sempre meticolosamente nella sfera della legalità, preparano pubblicazioni, la Società diffonde stampe clandestine, raccoglie denari, organizza volontari. Tutti e due i gruppi obbediscono agli ordini di Torino.
Quando però si dovrà passare all'azione non sarà possibile raggiungere l'accordo. Di fronte all'imposizione degli aderenti alla Società di dare inizio al movimento rivoluzionario (ed è Cavour che lo ordina e il ministro Boncom-pagni ad eseguirlo) se il Granduca non dichiara la guerra all'Austria, i mode­rati ai spaventano. Non sentono di rinunziare alla loro pregiudiziale antirivo­luzionaria, fanno il possibile per scongiurare il movimento e lasciano infine ogni responsabilità alla Società, mantenendo una neutralità che fino all'ulti­mo momento si potrebbe definire benevola per la dinastia lorenese, non per sincero attaccamento verso di essa, ma per timore di una replica degli eccessi del 1849.
Così nell'aprile del 1859 le truppe di assalto si muovono senza i loro generali. Ma di questo Cavour non si preoccupa.
A rivoluzione avvenuta le parti infatti si invertono. Gli aderenti alla Società nazionale, privi di uomini di governo, debbono chiedere la collabora­ndone ai moderati e lasciare loro quasi tutti i posti di comando. Parleranno poi di rivoluzione mancata e di tradimento dei moderati e i moderati alla loro volta si vanteranno di aver salvato il paese dalla rivoluzione. Invece cia­scuno di essi ha fatto la parte che gli è stata assegnata: democratici e mode­rati, ma né gli uni né gli altri si sono accorti di non aver fatto una politica propria, ma di aver seguito solo le direttive di un uomo: Cavour*
SERGIO CÀMERANI