Rassegna storica del Risorgimento

MANTOVA
anno <1955>   pagina <228>
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L'EDUCAZIONE DEL POPOLO NEL/ PENSIERO E NELL'ATTIVITÀ DI ALCUNI PATRIOTI MANTOVANI
Tutte le epoche della nostra storia sono costellate da mirabili visioni di singoli pensatori, da azioni e da costruzioni spirituali rivoluzionarie e comunque precorritrici del cammino della civiltà, ad opera della genialità di individui; i movimenti della nostra gente, presa nel suo complesso, invece, sono cauti e, se si vuole, armonici, ma troppo spesso pesanti di fronte alla urgenza delle esigenze nazionali. Le forme della spiritualità italiana, infatti, considerata dal punto di vista della globalità, cioè della massa, non le con­sentono rapidi sbalzi, moti ascensionali violenti, fratture irreparabili fra il presente ed il passato.
Le cause di quella lentezza, ed i suoi effetti, non interessano l'argo­mento di questa comunicazione: preme invece vedere da vicino come negli ambienti nostri di cent'anni or sono, da parte di cittadini che consacrarono la propria vita all'idea dell'indipendenza d'Italia si avesse chiara la coscienza che per aprire al popolo la via della sua nuova storia era necessario accele­rarne i palpiti affettivi nei confronti dell'Idea stessa, maturando in esso la coscienza nazionale, nella sua unità e nella sua forza, onde con maggior speditezza e sicurezza si determinasse nel suo seno il movimento di ascesa e di liberazione: preme insomma conoscere che cosa si fece o si tentò per educarlo.
Dobbiamo subito osservare che, per questo aspetto, non si incontra in Mantova alcuna di quelle altissime personalità che ad un tempo trascinano e mettono in ombra l'azione dei piccoli solerti e tenaci realizzatori delle cose utili: non troviamo né un Thouar, né un Lambroschini od un Capponi ne, tanto meno, un Gioberti od un Mazzini.
Nella nostra città si formò soprattutto un ambiente* ed è proprio su di esso che punteremo la nostra osservazione, cercando di ricostruirne le linee essenziali.
Gli elementi generali di sfondo, per tale ricostruzione, sono noti a tutti: la vita della cittàfortezza dalla restaurazione austriaca fino al 1866, è stata in mille modi illustrata. Meno facile è rimettere a fuoco gli elementi parti­colari di primissimo piano: troppi sono andati irrimediabilmente perduti per forza di cose, e troppi sono stati distrutti per incuria, per ignoranza e per de­cadimento dell'amore ai piccoli come ai grandi monumenti della storia patria.
Le biblioteche dei nostri uomini piò insigni, un tempo ricche e com­plete, oggi non esistono più. Quella di Tazzoli, andata in gran parte dispersa, non è più che un moncone disorganico; quelle degli Arrivabene e dei Va­lenti-Gonzaga, di cui restavano alcuni nuclei fino a pochi anni or sono, si sono ora frantumate ira i numerosi eredi, a Firenze, a Roma, a Venezia; quella di mona. Martini, intatta fino alla fine dell'ultima guerra, si è sparsa tra eredi di famiglia ed istituti religiosi. l)
) Presso Frati Carmelitani di via Mazzini, Istituto Piccole Derelitte e Parrocchia Santa Maria degli Angeli, tutti in Mantova.