Rassegna storica del Risorgimento
MANTOVA
anno
<
1955
>
pagina
<
229
>
L'educazione del popolo nel pensiero e nell'attività, ecc. 229
Gli archivi e gli epistolari hanno seguito la stessa sorte, e di essi si conserva praticamente solo ciò che è già stato acquisito al nostro patrimonio culturale da studi che precedettero l'ultimo collasso morale degli Italiani.
L'archivio di mons. Martini, tuttavia, pur saccheggiato e disorganizzato, fra migliaia di lettere di scarso valore conserva alcuni di quegli elementi particolari che andiamo ricercando, e soprattutto su di esso ci appoggeremo nella nostra esposizione. Per ovvie ragioni ad esso rimane completamente estraneo il primo periodo dell'epoca che studiamo. Dopo la restaurazione, infatti, il problema dell'educazione popolare trova paladini soprattutto nell'elemento liberale, sviluppatosi al contatto del giacobinismo, e conservato ed adeguato alla mentalità italiana, in gran parte nelle logge massoniche, pur esse quasi tutte di origine francese.
Per l'influenza del primo, il problema stesso fa impostato in forma democratica; per la particolare mentalità del tempo e per l'influenza delle seconde, fu innestato su quella filantropia da cui provennero i mezzi economici, ma derivarono anche forme inevitabili di deviazione. La filantropia, purtroppo, diviene assai spesso elemosina, e ciò è incompatibile con la elevazione morale del beneficato.
H conte Giovanni Arrivabene fu il rappresentante più chiaro e più. insigne di questa corrente, e ne riunì in sé tutti gli elementi essenziali: fu liberale e democratico, massonel) e filantropo, colto ed ardente patriota. A lui, troppo noto creatore delle scuole mantovane di mutuo insegnamento a tipo lancesteriano, accenniamo così brevemente, al solo scopo di cogliere nella sua personalità e nella sua attività le note più evidenti di questo anello iniziale dell'attività pedagogica dei nostri patrioti.
Dopo l'allontanamento dell'Arrivabene si fecero in città alcuni tentativi di togliere dalla strada e dalla malavita i trovatelli e le fanciulle; abbiamo di ciò qualche traccia anche nell'archivio Martini.
In essi si nota la volontà di creare persone utili alla società e coscienti della propria dignità civile. In generale si ritiene che tali iniziative avessero carattere esclusivo di opere di carità e di previdenza sociale, non influenzato da altri secondi fini.
Non mi pare che dello stesso parere fosse la polizia austriaca che anche nella beneficenza sospettava (a torto?) macchinazioni sovversive.
Non intendo cosa vogliono i Veneziani colle loro beneficienze; mi riservo di parlarle (sic) su questo punto seco lei a voce, scrive già nel 1816 il direttore generale della Polizia milanese ad un funzionario di quella di Venezia.2) Naturale il sospetto! Negli elenchi dei filantropi e di coloro che esplicavano più vivace attività caritativa e che comparivano più spesso nelle feste di beneficenza, figuravano sempre i più noti liberali.
Tali e tanti erano i dubbi che non solo l'Austria, ma anche i principi satelliti si trovavano preoccupatissimi di fronte ad ogni iniziativa del genere. Carlo Ludovico, ad esempio, farà cadere il primo tentativo di istituire asili
)) A. Limo, La massoneria Motto il ragno italico o la restaurazione austriaca, Afflano,
1918, p. 93.
2) Jf. BnuNErn, Confidenze a sfoghi di funzionari della polizia austriaca (1816-34), in Rassegna storica del Risorgimento, 1952, fase I.