Rassegna storica del Risorgimento

MANTOVA
anno <1955>   pagina <232>
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232 Vannio Campagna.
tori e fervidi apostoli: quando l'ultimo baluardo del potere temporale dei papi cadrà, saranno proprio i seminaristi mantovani ad esultarne per primi ed a scrivere al loro rettore un acceso manifesto che si chiude con le parole: prima di esser chierici siamo italiani . *)
Accanto a Martini, nell'ambiente di Giuseppe Valenti-Gonzaga, era cresciuto anche don Enrico Tazzoli.
La vita del prete patriota, il suo pensiero, la sua attività decennale a favore degli asili di carità, sono ormai ben conosciuti. Ricorderemo che la sua preparazione pedagogica fu delle più complete. Conosceva le opere di tutti i migliori scrittori del suo tempo e, per una naturale affinità di pen­siero, seguiva con particolare interesse gli scritti di Raffaello Lambruschini, sia sui volumi che questo andava pubblicando, che sulla Guida dell'educatore* a cui era abbonato. Riceveva regolarmente anche le Letture per i bambini, sempre di Lambruschini, e le riviste L'Educatore milanese e l'Educatore sto­rico modenese. Le opere di Rousseau, ed in particolar modo l'Emilio, trova­rono una forte rispondenza nel suo animo di sereno ottimista della natura umana. Capponi, Rosmini, Gioberti e, naturalmente, Mazzini, furono i suoi -urtimi maestri.
In casa Valenti, spessissimo insieme all'amico Muti, e specialmente negli incontri con Aporti, con Torelli e con lo stesso marchese Giuseppe, egli par­tecipava attentamente alle discussioni attorno alla necessita dell'elevazione del popolo a mezzo dell'educazione, all'urgenza del problema di migliorare le condizioni delle classi rurali, all'opportunità di potenziare e moltiplicare gli asili d'infanzia che, in un suo manifesto (1844) definì: la più popolare e caritatevole e morale istituzione dei nostri dì.
Nel gruppo dei nobili mantovani che affiancarono questi pionieri della educazione popolare, notiamo tra i primissimi Ippolito Cavriani, anch'egli amico di Aporti e di Torelli, coi quali si incontrerà nei congressi degli Scien­ziati, insieme a Tazzoli, a Muti ed a Valenti.
Fu tra i fondatori degli asili di carità di Mantova e, preoccupato che il seme da essi posto nell'animo dei fanciulli si disperdesse troppo presto e ancor prima che il carattere giungesse ad una vera maturazione, aperse nel 1846, a proprie spese, una scuola serale gratuita, destinata appunto ai ra­gazzi che, uscendo dalle scuole infantili, entravano a lavorare nelle botteghe e nelle officine.
Insieme al suo nome negli elenchi degli organizzatori, e dei benefattori degli asili di carità e di altre opere pie, si vedono spessissimo ripetuti quelli di Lodovico Maguaguti, di Francesco Rizzini, dei Sartoretti e degli Arriva­cene, che ritroviamo tutti segnati nelle cronache del nostro Risorgimento. Questi uomini che credevano nella bontà innata e nella possibilità del perfezionamento e dell'elevazione dell'animo umano, e che erano ormai orien­tati verso il principio che, come lo espresse Romagnosi, l'istruzione e l'edu­cazione sociale (fossero) necessarie in linea di rigoroso diritto naturale realizzarono una propria democrazia attuale, costruendosi, nei vicendevoli
1) Mona. Martini, per questo tròppo noto fervore dei suoi discepoli, e per quello non meno appassionato di molti parroci, ed infine per le tendenze ileviuzionistichc di alcuni noti sacerdoti, subirà dopo il 1870 un processo òhe amareggerà terribilmente gli ultimi anni della sua vita.