Rassegna storica del Risorgimento

MANTOVA
anno <1955>   pagina <233>
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L'educazione del popolo nel pensiero e nell'attività, ecc. 233
scambi di idee, la convinzione che il progresso civile e nazionale sarebbe divenuto una lenta ma sicura realtà con la sollecitazione, il controllo e la guida delle virtù spontanee degli Italiani.
La collaborazione dello spirito filantropico con queste idee di carattere educativo e patriottico portò, com'era naturale, ad orientare l'attività pra­tica verso gli istituti destinati agli umili e soprattutto ai giovani ed ai giova­nissimi, i cui caratteri migliori, naufragando nella miseria, restavano troppo lontani dall'auspicata, ma, ahimè, quanto remota, formazione della coscienza nazionale.
Rifare una cronaca dei tentativi esperiti dai Mantovani della prima metà dell'ottocento per aprire scuole, scuolette per bimbi poveri ed istituti di carità d'ogni genere (scuole degli artigianelli, scuole serali, orfanotrofi, ecc.) sarebbe cosa lunga ed assai difficile da portare a termine.
Ci basti ricordare la fondazione degli asili di infanzia.
Con quanto amore e con quale sollecitudine i due principali promotori, Giuseppe Valenti-Gonzaga e mons. Martini, attendessero all'opera, ci dice ancor oggi un quadernetto su cui pinna l'uno, poi l'altro, registrarono, come in un diario, le iniziative e le riunioni da loro promosse, e trascrissero gli appelli ed i manifesti rivolti al pubblico.
Il fior fiore dei patrioti mantovani, come abbiamo visto, fu al loro fianco e cementò con la propria spiritualità ed i propri ideali, le basi di quest'Opera benefica che vive tuttora.
Essa sorse nel 1837, e cioè quando era vivissima contro gli asili l'oppo­sizione degli ambienti conservatori e gesuitici, e quando gli attacchi della Voce della Verità risonavano ancora per la loro violenza: le scuole per i bimbi, vi si diceva, erano opera diabolica, concepita da persone rese celebri per la loro vita immorale , per principi irreligiosi e per aver formato parte dell'assassina Società della Giovine Italia .2)
Con un tale biglietto di presentazione, l'istituzione aportiana nacque a Mantova per opera di un uomo pio come Martini, e fu tenuta a batte­simo dallo stesso vescovo Belle, che ne fu il primo presidente; tanto grande fu la suggestione operata negli ambienti cittadini da coloro che l'avevano concepita.
Nacque, dunque, si sviluppò e visse senza che ad essa le vicende di un secolo di storia martoriata e le passioni degli nomini potessero fermare il cammino: essa non proveniva, come i primi asili di Lucca, dall'autorità di un principe più o meno illuminato, né era stata abbandonata alla gestione di suore o di enti religiosi, come quelli piemontesi: creata da uomini come il marchese Giuseppe Valenti-Gonzaga e come mons. Luigi Martini, ammini­strata e retta da un Tazzoli e da un Muti, essa realizzava veramente ciò che Domenico Berti definì lo spettacolo piuttosto unico che raro di un movimento politico fatto in nome e per mezzo di dottrine pedagogiche; e questa situazione, apparentemente paradossale, si dimostrerà ancor più sublime se si pensa che Mantova era allora una fortezza di confine e che per di più essa fu tenuta per non pochi di quegli anni in istato di assedio.
1) Presso l'archivio di mona. Martini, Istituto Piccole Derelitte, Mantova. Vedili) citato in C. CALÒ, Nuove notizie eli., p. 28, in nota.
2) La Voce della Verità, Modena, 15 marzo 1836.