Rassegna storica del Risorgimento

CATTANEO CARLO
anno <1955>   pagina <236>
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Franco Catalano
ta dai nostri padri nel diretto interesse dell'individuo; e in quella vece si pro­mosse un'interpretazione benigna, benigna forse oltre misura, di tutte le tran­sazioni scalari e successive della crvil società... . *) Eppure si faccia atten­zione, in questa piena comprensione dei nuovi ideali, a quell'inciso benigna forse oltre misura, che rivela un dubbio ed un interno contrastare non del tutto sopito. Tant'è vero che, nelle stesse pagine il Cattaneo, si dimostra anche acutamente consapevole, come pochi altri dei suoi contemporanei (ma la sua vista era resa più netta proprio da quella precedente educazione settecentesca) dei difetti e delle debolezze insite nella stessa dottrina romantica del progresso: Questo comune movimento delle dottrine filosofiche e istoriche nell'età no­stra si diramò poi per molte strade assai divergenti. Li uni mettendosi a tutta carriera nella idea delle successive evoluzioni sociali, vollero stringere un corso di secoli in poche giornate, e s'appresero di slancio al sogno d'un inci­vilimento nuovo e inudito, senza famiglia, senza eredità, senza proprietà. Altri al contrario acquietandosi nella generale giustificazione dei fatti, e confi­dando nel genio naturale delle moltitudini, e nella forza ingenita che spinge le cose al compimento d'un ordine prestabilito, ricadono nel fatalismo del­l'Oriente, e maledicendo alla virtù infelice santificano la vittoria e adorano la forza. Altri fraintesero la giustificazione istorica del passato; e vi suppo­sero la necessità di ritornare le cose ai loro principii; e vanamente additarono, come mèta ad un viaggio retrogrado dell'umanità, ora l'ima ora l'altra delle età già consumate. 2) E, proprio per evitare questi pericoli insiti nella dot­trina romantica del progresso, il Cattaneo si sforzava di congiungere, in una sintesi viva e vibrante, l'insegnamento del Settecento con quello del nuovo secolo, giungendo ad una formulazione del problema della storia, che è quello che più ha affaticato e più affatica gli uomini, veramente originale, dato il suo periodo, e tale da conservare ancora per noi una sua validissima attualità (anzi, si potrebbe dire, importante soprattutto per noi, dopo le esperienze che abbiamo attraversato): In mezzo a queste aberrazioni, i più veggenti sanno congiungere la fiducia nel progresso alla paziente accettazione delle lente e graduate fasi, e alla critica proporzionale e perseverante, ch'è pur ne­cessaria a promuoverlo. Essi sanno discernere le instituzioni transitorie e ca­duche da quelle senza cui l'umano consorzio non regge. Essi nutrono la gene­rosa persuasione che l'individuo non è sempre cieco strumento del tempo, ma una forza ubera e viva, la quale tratto tratto può far trapiombare la dubbia bilancia delle umane cose. Questa scola pratica, che studia il campo della li­bertà umana nel senso della necessità e del tempo, deve librarsi tra la violenza logica delle dottrine passate, e l'indolente e servile ottimismo delle dottrine che si levarono sulle ruine di quelle. 3)
Come si vede, troppo profondo era stato l'insegnamento dell'illuminismo perchè il Cattaneo potesse dimenticarlo ed egli, pur comprendendo quanto il nuovo senso della socialità e la nuova dottrina del progresso fossero un avan­zamento nei confronti del Settecento, tuttavia, riteneva non solo utile, ma indispensabile, fondere le due concezioni che si presentavano, a prima vista,
1) Ibid., voi. VI, pp. 74-75.
2) Ibid., voi. VI, p. 75.
) ìbid., voi. VI, pp. 75-76.