Rassegna storica del Risorgimento
CATTANEO CARLO
anno
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1955
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pagina
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237
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Le influenze del Settecento sul Cattaneo, eoe. 237
nettamente antitetiche e che appunto come tali erano sentite dalle nuove generazioni romantiche (basti ricordare, fra tutti, il Mazzini), soprattutto per salvare ciò che al Cattaneo stava sommamente a cuore, cioè la libera volontà dell' uomo. Altrimenti, questa, nella teoria del progresso indefinito, sarebbe andata sommersa, ed era naturale che appunto per salvare quella volontà, il Cattaneo fosse portato ad ammettere anche la possibilità, nella storia, delle cadute e del regresso, che non devono abbattere l'uomo, ma devono essere, anzi, per lui un incentivo ed uno stimolo ad una più intensa e più alta azione. Della volontà, infatti, parlava in termini commossi ed entusiasti quando esaminava i vantaggi immensi che essa arreca all'uomo nel campo economico, campo dove si possono notare, come abbiamo detto, più profonde la tracce illuministiche e settecentesche. Nessuno potrebbe fare un calcolo remotamente approssimativo di tutti i beni che la volontà dell'uomo preclude all'uomo; e che per un mero mutamento della sua volontà verrebbero quasi tratti dal nulla. ') La volontà umana è, perciò, vista in questo passo come l'unica responsabile dei beni e dei mali che capitano agli uomini: è essa, infatti, che crea ostacoli alla libera esplicazione delle sue energie e della sua attività ed è pure essa che può rimuovere tali ostacoli: nulla, pertanto, esiste che non possa essere superato e vinto dall'uomo. Ed in questo veramente il Cattaneo è uomo del Settecento, che vedeva possibili per gli uomini tutti gli avanzamenti, purché solo li volessero. Le sue ricchezze, dice ancora il Cattaneo, parlando dell'Inghilterra, sono maggiori di quelle degli altri popoli per forza di libertà, cioè per una causa che risiede nella sfera della volontà. Epperò, per nostro conforto, sono accessibili a tutte le nazioni. 2)
Così, non esistevano, per il Cattaneo, né individui né nazioni condannati ad una eterna inferiorità e tutti avrebbero potuto raggiungere un determinato grado purché fosse stato rimosso, dalla volontà, ciò che intralciava l'attività umana. E, di fronte a questo miracolo dell'attività umana che trasformava la vita e le condizioni stesse dell'esistenza, il Cattaneo poteva esclamare ammirato: È tale uno spettacolo codesto che esalta l'animo, e gl'ispira la coscienza della propria dignità e il presentimento di nuovi e maggiori progressi. 3) Potrebbe sembrare, pertanto, che non molto lontano fosse il Cattaneo, con tali affermazioni, dalla dottrina del progresso indefinito propria dell'Ottocento; infatti, pure egli mostrava di credere nella possibilità di un avanzamento continuo e quasi indefinito dell'uomo, dato che, ad esempio, le ricehczr ze inglesi potevano essere raggiunte da qualsiasi altra nazione. E, in effetti, questa impressione è sostanzialmente esatta, poiché il Cattaneo si ricollega, sempre tramite il Romagnosi, a quelle correnti settecentesche, che maggiormente lasciarono prevedere, sul piano strettamente economico, l'Ottocento, cioè ai nsioeratici. Il loro liberismo, non perfetto né completo come quello ottocentesco, poiché sempre dominato dalla volontà (come appunto ci appare anche nel Cattaneo) è stato inteso come il chiaro preannuncio del liberismo romantico; ed anche i fisiocratici (ed è inutile, ora, dilungarsi in citazioni che tutti possono avere presenti) richiesero che fosse lasciata la più ampia libertà
D Xbid., p. 387.
2) lhUL> p. 393.
3) Politecnico, XH, p. 245.