Rassegna storica del Risorgimento
CATTANEO CARLO
anno
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1955
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pagina
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Franco Catalano
l'economia, sulla diffusione delle scuole d'agricoltura e d'industria che sole avrebbero potuto ammaestrare le moltitudini e toglierle dalla miseria e dallo sfruttamento in cui vivevano ancora. E tanti, tanti altri morivi settecenteschi risorgono nel Cattaneo, anche nei loro minimi particolari, come,, ad esempio l'esaltazione della Cina e del suo imperatore, che era stato appunto uno dei motivi più frequenti negli economisti del secolo precedente: Il regnante, come figlio del cielo e suo ministro, possiede tutta la terra e la divide fra li agrìcultori. Anzi egli è supposto essere il primo agricultore del suo regno. Ogni primavera, dopo grandi oblazioni al ciclo, alla terra, ai geni dei monti e dei filimi e alle anime degli antenati, egli pone mano all'aratro, apre la terra, e vi sparge la prima semente. *) Era la figura del sovrano agricoltore che già aveva raccolto il commosso entusiasmo del Settecento e che ancora commuoveva il Cattaneo. Il quale vedeva sempre con grande simpatia l'opera dei sovrani illuminati del Settecento che si erano sforzati di dissolvere i privilegi: L'effetto si fu di pareggiare i membri dello stato nel cospetto della legge e nel godimento dei diritti civili.
Dagli economisti italiani il Cattaneo riprendeva anche alcuni tipici problemi che ne avevano costituito la caratteristica essenziale, soprattutto nei confronti degli economisti francesi: fra cui, in particolare, la commiserazione e la viva pietà per i contadini oppressi e miseri: Unico cibo, dice dei contadini irlandesi, le patate, talora esuberanti, talora scarse, o già germogliate, o ancora immature, e per lo più bollite in acqua senza sale. I meno pezzenti, che possono allevare qualche bestiame per pagare l'affitto col butirro e colle carni, vi aggiungono, e non sempre, nei giorni più solenni il condimento di un po' di cagliata; i più, solo un paio di volte l'anno, gustano un po' di lardo, o un'aringa, e non conoscono il sapor del pane. E se poi manchino anche le patate, o siano costretti a lasciarle sul campo e non soccorra la pietà dei meno miserabili, è forza riempirsi il ventre d'erbe selvagge... La casa del paesano è propriamente un tugurio di terra o di sassi, non sempre riboccati, e solo al di dentro; affondato sotterra, senza pavimento, e con uno spazzo ineguale, umido anche a mezza estate, diguazzato dalle pioggie. 2). E pure il Cattaneo protestava contro chi per manco di benevolenza, o per superbia e strana invidia ai godimenti del povero, vorrebbe la vita della plebe affatto frugale e austera... dove i poveri vivono d'infimi salarii e di vii cibo, al tutto domi dell'animo e abietti della persona, moltiplicandosi su la paglia come i conigli, e radendo già nei tempi d'abondanza l'ultimo limite del bisogno, ogni difficoltà diviene in breve carestia, e ogni carestia diviene fame e morte. Niente di più stolto del ricco che trova troppo buona la minestra del contadino ! Il contadino miserabile isterilisce la terra e spianta il possidente. Il povero deve lavorar molto ma viver bene 3)
Abbiamo detto che questa commiserazione dei poveri contadini era stata caratteristica degli economisti italiani del Settecento a differenza dei fisio-ératici francesi, i quali si erano preoccupati quasi esclusivamente dei fitta-bili, della ricca e forte classe dei fcrmiers ed avevano anzi cercato di af-
1) Jbid., ib., p. 468. > Zfó/ pp. 351-53. 3) Ibid., ib., pp. 342-43.