Rassegna storica del Risorgimento
CATTANEO CARLO
anno
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1955
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pagina
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Franco Catalano
tutti quanti, se prestiamo util opera all'umanità. E se alcuno promuove la influenza delle classi laboriose nell'ordine legislativo, egli non fa opera di discordia, ma di giustizia e benevolenza. *'
Questa veniva ad essere, pertanto, la più notevole differenza con quei filosofi e quegli economisti del Settecento, da cui pure il Cattaneo tanto aveva preso. E pure un'altra differenza sostanziale doveva rivelarsi, determinata, questa, dagli avvenimenti. È noto, infatti, come il Cattaneo avesse sconsigliato, prima delle cinque giornate, l'insurrezione. Egli vedeva ancora possibile, fedele in ciò all'insegnamento del riformismo settecentesco, una graduale evoluzione dell'Austria in organismo federale rispettoso delle libertà e vedeva, inoltre, il sistema di vita civile della Lombardia infinitamente superiore, per tutto l'ordine della famiglia e della possidenza, a quello delle altre regioni italiane e, in particolare, del Piemonte, in cui non si era ancora arrivati al Codice napoleonico ed in cui non erano penetrate neppure le dottrine economiche di quel tempo. Per questi motivi era contrario ad una azione immediata, ma, una volta questa scoppiata, aveva messo subito da parte ogni ritegno e si era buttato pure egli nella lotta, eon estrema decisione ed energia. Si era comportato, perciò, in modo diverso da quei suoi amati economisti del Settecento, i quali, in genere, si erano, invece, ritirati di fronte alla Rivoluzione francese. Avevano, essi, sostenuto e difeso gli interessi e le aspirazioni della borghesia, ma quando questa stessa borghesia si era sforzata di conquistarsi una nuova esistenza, non la compresero più e le negarono il loro aiuto, lasciando, in tal modo, comprendere come le loro riforme non arrivassero fino al punto estremo, cioè alla eliminazione completa delle classi feudali. IJ Cattaneo, invece., non si ritirò affatto davanti alla rivoluzione, che realizzava violentemente ciò che era stato il suo costante desiderio, anzi l'accettò con piena consapevolezza. La lotta contro i ceti privilegiati era giunta ad un grado di intensità maggiore che nel Settecento, ed anche si era fatta più profonda l'esasperazione per una resistenza che si sentiva veramente come antistorica e condannata. Questo può spiegarci come il Cattaneo abbia visto nella insurrezione principalmente un problema di libertà, cioè di lotta contro le fazioni retrograde, molto più che un problema di indipendenza dallo straniero e può spiegarci pure la sua asprezza nell'opporsi al Piemonte ed a Carlo Alberto: Prima fate la rivoluzione a casa vostra, e non venite colla vostra corte e coi vostri confessionali a farci cadere ancora al di sotto delle tartarughe Scritti politici, ecc., cit., voi. II, p. 51. 2)
Continuava, in lui, l'impostazione della lotta politica del Settecento In cui era stata molto viva e sentita la preoccupazione della libertà - ma portata ad un livello e vissuta con un ardore quali nel Settecento stesso erano rimasti sconosciuti, nel Settecento riformistico che aveva temuto le rotture rivoluzionarie, affrontate, invece, dal Cattaneo con fiducia e con slancio.
FRANCO CATALANO
1) Gir. Serial politici mi epistolario, a cura di Uosa e Mario, Firenze, voi. Ili, p. 325.
2) Jbid., voi. II, p. 51.