Rassegna storica del Risorgimento
1850-1852 ; PADOVA
anno
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1955
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pagina
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243
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IL COMITATO SEGRETO PADOVANO
DEL 1850-1852 H
L'organizzazione e l'attività dei comitati segreti di ispirazione mazziniana, sorti nel Lombardo-Veneto verso la fine del 1850 e terminati tragicamente nel processo e nelle condanne di Mantova, sono ancora mal noti. H De Castro, l) don Martini2) e specialmente il Lazio s) ci hanno rappresentato al vivo magnifiche figure di patrioti nella loro prigionia al Castello di Mantova e alla Mainolda; ma sull'entità, l'opera svolta e le relazioni tra i comitati, i loro lavori ci dicono troppo poco. È uno studio questo che si dovrebbe ancora fare, e che promette interessanti rivelazioni.
Ci siamo trovati a studiare l'attività politica del Cavalletto, e perciò vogliamo dire oggi del comitato padovano, la cui entità invero fu delle più modeste. Se tuttavia, cercando di rispondere alle domande come si formo, quale organizzazione assunse, come agì e come finì il comitato di Padova non raggiungiamo notevoli risultati, pure in qualche modo cominciamo a riconoscere la fisionomia di questi comitati.
Da Venezia ebbe origine il comitato padovano, come quelli di Vicenza e di Treviso. A Venezia l'anima del comitato era Angelo Scarsellini, cospiratore coraggioso, energico ed avveduto, che nei suoi viaggi a Londra, a Torino ed in Svizzera s'era messo in contatto con Mazzini, ed era entrato poi in relazione coi comitati di Verona e di Mantova. Per suo stimolo, i giovani Giovanni Zambelli e Bernardo Canal si presero l'incarico della propaganda mazziniana negli altri centri del Veneto. Lo Zambelli fondò i comitati di Treviso e Vicenza, il Canal quello di Padova. Quest'ultimo apparteneva a buona famiglia veneziana, era stato giornalista nel '49 al Giornale di San Marco, era facile all'esaltazione quanto all'abbattimento, e in definitiva poco prudente. Fu egli che in un giorno non precisato del dicembre 1850 si recò a Padova, dove lo studente di medicina Antonio Vio che egli aveva conosciuto per mezzo dello Zambelli chiese ed ottenne per lui un colloquio col Cavalletto, che non lo conosceva affatto. 4)
Alberto Cavalletto, ingegnere governativo fino al '48, dopo aver partecipato alla difesa di Venezia era tornato nella natia Padova e vi esercitava la libera professione, in uno studio bene avviato con due ingegneri suoi assistenti, Favretti e Perazzolo. Aveva allora 37 anni. Ecco il rapporto del commissario di Polizia Malanotti al suo riguardo, allegato agli atti processuali: Ebbe nel 1850 un'ammonizione da questo Uffizio, perche fu incoi' poto di essersi permesso dei discorsi imprudenti in politica.
*) GIOVANNI DK CASTRO, Notma storielle dei procossi di Mantova, Barbini* 1863.
V Linci MARTORI, Confortatorio di Mantova, pagine scelto e ordinate da G. Mazzoni, Firenze, Barbera, 1903.
S) ALESSANDRO LUZIO, I Martiri di Belfiore e H laro processo, narrazione storica documentata, V ed., Milano, Vali ardi, 1951.
4) Articolo del Cavalletto su VOpiniomt del 2 marzo 1881 e sua lettera alla sorella da Mantova deD'll aprila 1853 (Museo Civico di Padova, mss.).