Rassegna storica del Risorgimento

1850-1852 ; PADOVA
anno <1955>   pagina <246>
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246 Sergio Cella
di sminuirne la gravità, e non fece il nome di alcuno. I suoiamici pote­rono stare tranquilli, fidando nel suo coraggio: nessuno ebbe la benché mi­nima noia. Le deposizioni di altri imputati non aggiunsero nulla di nuovo, né quelle dello Zambclli, l) né degli studenti fratelli Soldini, 2) né del Ma-laman, che accennò solo alla farmacia Cerato come ad un ritrovo di pa­trioti. 3) Le indagini ed i sospetti della Polizia prendevano altre direzioni: si chiedeva a Canal di Zara e Crescini di Padova,4) a Cavalletto del chi­rurgo Bertoli e di persone del Polesine, di cui essi nulla potevano dire. 5)
Alla fine dopo l'impiccagione del Canal, con Tazzoli, Scarsellini, Zambelli e Poma venne la seconda sentenza, quella del 28 febbraio '53, che vedeva il Cavalletto tra i ventun condannati a morte. Di pregiudicatis-sima condotta politica egli era reo confesso di essere stato in cognizione dell'esistenza del Comitato rivoluzionario veneto; di averne avuto ed accet­tato l'incarico da uno de' capi dei Comitato veneto ad organizzare un Co­mitato filiale rivoluzionario in Padova e di avere mediante acquisto di Car­telle Mazziniane cooperato a conseguire i mezzi per la sommossa. H 3 marzo poi, il Radetzki confermava la sentenza pel Montanari, lo Speri e il Gra­zioli, mentre si degnò commutarla ad Alberto Cavalletto e Domenico Fer-neDi puramente per somma grazia in 16 anni di carcere in ferri... 6) La condanna anche cosi era enorme, ma egli non se ne lagnava: Non mi pento, né mi dolgo del Canal che deploro perché buono ed onesto. La grossa con­danna che mi addossarono è una rappresaglia della pretesa mia pregiudi-catissima condotta politica, la quale condotta fu sempre quella dell'uomo onesto che ama ed amerà sempre e sinceramente e disinteressatamente la sua Patria anche eoi sacrificio della vita . 7)
Pur attraverso il duro carcere austriaco scontato a Josephstadt e a Lubiana fino all'amnistia del dicembre '56 la vita del Cavalletto fu conservata all'ulteriore servizio per la Patria. I suoi compagni di cospira­zione, che cercarono di rendere meno triste la sua prigionia con doni e con la fedele corrispondenza epistolare, anch'essi li troveremo dopo l'infelice guerra del '59 tra gli attivi patrioti del Veneto. Il Coletti fu a Padova capo dei comitati segreti del Veneto dal '59 al '66, organizzatore di manifesta­zioni patriottiche ed informatore politico e militare; il Turri capo del comi­tato d'emigrazione di Ferrara; il Cerato e il Soncin emigrati col Cavalletto. Al centro era ancora Alberto Cavalletto, segretario attivissimo del Comitato centrale veneto di Torino. 8)
1) Dep. Zamboni del 15 luglio 1852 (Àrch. di Stato di Mantova - Risorgimento, 1,123).
2) Dep. Boldini del 23 e 24 luglio 1852 a Venezia (Àrch. di Stato di Mantova - Risor­gimento, II, 199).
8) Dep. Malainan del 25 luglio 1852 (Ardi, di Stato di Mantova-Risorgimento, II, 176). *) Dep. Canal del 15 agosto 1852 (Àrch. di Stato di Mantova - Risorgimento, II, 224).
5) Dep. Cavalletto del 24 luglio o del 16 agosto 1852 (Àrch. di Stato di Mantova -Risorgimento, H, 166 e 228).
6) Sentenza del Culo del 3 marzo 1853 in Luzto, op. ci:., p. 272.
7) Lettera del Cavalletto alla sorella da Mantova del 31 marzo 1853 (Museo Civico di Padova mas.).
B) GIUSEPPE SOMTHO, / Comitati segreti della Vanesia prima e dopo la campagna del 1866 in Nuovo Archivio Veneto, a. B., voL 32, 1916.