Rassegna storica del Risorgimento
1850-1852 ; PADOVA
anno
<
1955
>
pagina
<
247
>
Il Comitato segreto padovano del 1850-1852 247
Egli, sempre modesto e riservato, non ci ha dato >**? ampio ragguaglio sul comitato padovano, pel quale la nostra conoscenza ai arresta qui. Sono tuttavia rilevabili fin d'ora alcuni fatti: i comitati, mancando l'adesione popolare e le occasioni favorevoli, erano ripiegati dall'iniziale programma dell'insurrezione armata sulla propaganda nazionale mazziniana e la raccolta di fondi e di armi per essere pronti al momento opportuno; essi conservarono scarso legame fra loro: Mantova manteneva affiliazioni nella provincia e in Lombardia, la corrispondenza giungeva a Venezia per mezzo dello Scarsellini, che si recava a Mantova o la riceveva da Mantova attraverso Verona; i più importanti comitati erano quelli di Mantova e di Venezia; Verona, Treviso, Vicenza, Padova ed Adria erano centri minori di cospirazione, facenti capo a Venezia ma di fatto autonomi, con scarsi legami tra loro e nessuno con la Romagna; la base delle idee politiche era la repubblicana, ma non fu deciso mai sulla forma di governo da adottarsi, che si sarebbe stabilita una volta raggiunta l'indipendenza, unica meta cui si tendeva; con la scoperta della congiura i comitati cessarono di esistere, e rinacquero sotto altra forma solo attorno al '59.
Questi comitati rappresentano sia pure nella loro modesta entità, limitata a pochi colti patrioti, inabili alla cospirazione per la loro stessa incapacità di mentire e di agire nell'ombra, la tenace fiducia nella riscossa nazionale, dopo l'infausta prova del '48'49. Si va però facendo strada la persuasione già evidente nel Cavalletto che i comitati segreti non possono bastare alla rivoluzione e alla guerra liberatrice, per la quale occorre un'organizzazione militare ben più vasta e solida: essi debbono limitarsi a sostenere il sentimento e il consenso del popolo nello spirito di indipendenza dallo straniero. Dalla nuova guerra si poteva attendere la salvezza, e vedremo per questo aderire alle istruzioni del Governo piemontese Cavalletto e i suoi amici, che riconoscono in quella realtà politica la sola possibile unificatrice del Paese.*)
SERGIO CELLA
1) In una lettera del 1882 (riportata dal Luzio, op. cit., p. 415) Cavalletto scriveva: -Nel carcere di Mantova, avendo compagni Lisiade Pedroni ed altri, leggemmo la protesta di Cavour contro i sequestri dei beni degli esuli lombardi ordinati dall'Austria, brindammo a Cavour, al Piemonte e alla rivincita delle armi italiane, o da allora fummo devoti alla monarchia di Savoja che riprendeva coraggiosamente la difesa d'Italia .
La ricostruzione dell'opera del comitato di Padova è stata svolta sulla base degli atti processuali di Mantova. Le deposizioni degli imputati nel complesso sono da ritenersi veritiere, e per la lealtà di quei patrioti che anche nel processo più spietato ritenevano indegno mentire e per l'ignoranza del Codice di procedura austriaco, o talvolta pel loro desiderio di scaricare una parte delle loro responsabilità ampliando il numero dei coimputati. Spesso poi le deposizioni sono concordanti e ricevono conferma da lettere private od altro.
Per il Cavalletto, vedasi ora: SEIIGIO CBIXA, Alberto Cavalletto patriota e polUicoy in Archivio Veneto, voi, LXXXIH, 1954.