Rassegna storica del Risorgimento

ROMANO FEDERICO ; SAPRI (SPEDIZIONE)
anno <1955>   pagina <248>
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UNA FIGURA POCO NOTA DELL'IMPRESA DI SAPRI
La spedizione di Sapri, eroica e sventurata ma non del tutto inutile, avendo ancora una volta richiamata l'attenzione sui disagi e sulle aspira­zioni di qua e di là dal Faro, si chiuse a Sanza il 2 luglio 1857 con una fulgida pagina di sangue e di eroismo coronata dal supremo olocausto di Pisacane. Essa ebbe martiri ed eroi che la storia non ha finora ben delineati e collocati nella sua giusta luce.
Uno di questi è Federico Romano di Padula in provincia di Salerno, nato il 12 maggio 1814. Educato a liberi sensi e sognatore, come tanti altri spiriti eletti, di un'Italia unita ed indipendente, fu dallo zio Lorenzo, sacer­dote di illibati costumi, avviato amorevolmente agli studi; ma, pieno l'animo degli episodi di eroismo che lo zio ed uomini già provati nel 1799 e nel 1820 non avevano cessato di ricordargli, sentì ardere potente l'odio contro le aborrite dominazioni, pronto a dare il suo contributo a prò degli oppressi.
Iscrittosi alla Carboneria, che in Padula ebhe la sua vendita dal titolo probabilmente di Muzio Scevola, congiurò con Michele Netti, con Raffaele Caolo e con altri ferventi liberali; ma, purtroppo, quasi meteorico fu il periodo di libertà ed i suoi fautori tutti arrestati.
Quando un pugno di ardimentosi ') duce Pisacane ignari del loro tragico destino ed animati soltanto da un forte amor di patria salpa­vano da Genova sul Cagliari, a Padula Federico Romano preparava gli animi all'imminente rivoluzione: lo confermano alcune lettere dirette a lui da Pisa-cane ed altre dirette da lui ad esponenti del Comitato di Napoli, da cui traspare l'ansia di fare qualche cosa di concreto.
Non aveva indugiato in tale preparazione fin da quando, fissata la sua residenza in Napoli, era entrato in relazione coi liberali più in vista Giu­seppe Fanelli e Giacinto Albini con i quali, egli pensava, avrebbe potuto benissimo realizzare una eventuale azione a prò della causa nazionale.
Nel 1834, anno in cui consegui la laurea dottorale, il vangelo mazzi­niano, fattosi strada attraverso congiure e tentativi rivoluzionari, era assurto a santità di eroismo e ad olocausti di vite umane.
Il Romano, giovane di anni e di entusiasmo, non poteva restare indif­ferente allo spettacolo di una patria ligia allo straniero e non tardò quindi, senza che altri lo spronassero, a partecipare a complotti ed a congiure. Com­promesso nella rivoluzione del 1848, cui aveva partecipato con vivo entu­siasmo, era stato dichiarato attendibile e, dopo i sanguinosi eccidi del 15 mag­gio, la polizia non l'aveva perduto di vista.
Quando, sull'imbrunire del 30 giugno 1857, arrivò quasi inattesa a Pa­dula la stremata e disperata legione di Sapri, si diresse subito al palazzo del Romano, già designato come sede del Comando a) e si accampò col Falcone
1) Erano appena trenta, ma a Ponza divennero trecento.
') In seguito alla generosa ospitalità offerta ai gloriosi duci della spedizione, l'economia domestica della famiglia Romano fu alterata e sconvolta. 11 monto di averla restaurata con indefesso lavoro e con saggia amministrazione spetto a Raffaele, figlio primogenito del martire.