Rassegna storica del Risorgimento

ROMANO FEDERICO ; SAPRI (SPEDIZIONE)
anno <1955>   pagina <249>
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Una figura poco nota dell'impresa di Sapri 24*9
e col Nicotera sul piazzale Croce (oggi Largo 1 Luglio) sperando di trovare uomini già pronti ed armati, giacché il Fanelli aveva fatto intendere al Pisa-cane che s'era accordato col Romano; invece ben presto il bel capitano si dovette accorgere che gli abitanti erano atterriti e disorganizzati; trovò sol­tanto i fratelli Santelmo, Federico Romano e pochi altri cospiratori. Adu­natili in casa Romano insieme al sindaco e al giudice supplente parlò loro, facendo conoscere l'urgenza di armarsi, sperando che da un momento al­l'altro comparissero almeno alcuni dei compagni coi quali era stato in cor­rispondenza. Amara delusione!
Pervaso da insolito furore per l'ostilità e l'indifferenza che facevano presagire il disastro, il drappello decise di pernottare a Sapri; ma Pisacane non aveva perduto ancora la speranza nell'esito dell'impresa e pensava che, sollevando gli animi dei cittadini con un proclama, avrebbe visto passare nelle sue fila anche diversi ufficiali borbonici suoi amici. Si fece portare frat­tanto qualche materasso nel cortile di casa Romano dove si accampa­rono e bivaccarono i suoi in attesa di eventi non volendo dormire su un morbido Ietto mentre i compagni sarebbero giaciuti al suolo.
L'alba del 1 luglio trova Padula occupata da un nucleo di soldati ne­mici. Una lotta micidiale, che dura circa mezz'ora e porta al primo mas­sacro, non tarda a verificarsi: in essa non sono risparmiati né feriti né pri­gionieri. Ma ben altro e più agguerrito numero di borbonici affrontava i nostri, che, vistisi perduti, indarno invocanti la pace in nome della Patria comune e della libertà, o caddero con le armi in pugno o furono trucidati in un vicolo cieco ed ammucchiati come inutile carname.
Le tenebre della sera scendevano a coprire il terribile eccidio, mentre i pochi superstiti spiegavano il vessillo tricolore al grido d'Italia, avviandosi alla volta del Cilento.
Dopo questa strage 2) il palazzo Romano fu saccheggiato ed incendiato e la famiglia si salvò disertando. Parecchi sospetti caddero sul Romano. Tra le altre accuse mossegli vi fu quella di avere scritto finanche i proclami nel paese e nei dintorni in numero rilevante di copie, per cui fu inesorabil­mente perseguitato. Egli intuì tutto e si rese latitante, rifugiandosi alla meglio, sebbene in condizioni di salute cagionevoli, in rustici casolari ed in umide caverne; ma i disagi inumani e gl'inesorabili segugi borbonici alle spalle lo costrinsero nei primi del '59 a rincasare. Fu talmente scosso in salute che contrasse, dopo non molto, il morbo spinale che lo confinò a letto per lungo tempo con grande dolore dei suoi amici di fede, tra cui il Nico­tera, che gli augurava una sollecita e completa guarigione e gli di-
1) I tre {rateili Santelmo, Antonio Francesco e Giovanni, anch'essi di Padula, insieme col sacerdote Giuseppe Csrdillo ed altri signori ed ecclesiastici, s'erano comportati egregia­mente dopo il Memorabile Gran Dio, benedite l'Italia! di Pio IX; ma l'eccidio del 15 maggio, avendo spento o meglio occultato nel reame di Napoli la breve luce di liberto, riempendo gli ergastoli di condannati, anche i Santelmo furono imprigionati. Uno di essi, Antonio, non solo fu dei pochi che parteciparono/ al tentativo di Pisacane, ma tre anni dopo si trovò allo scoglio di Quarto, per imbarcarsi sul Lombardo in rotta per la Sicilia,
-) Un modesto o valoroso studioso di Padula, il sacerdote Arcangelo Rotunno, attese per molti anni e mercè pubbliche offerte alla fobriceria della chiesa dell'Annunziata, povera perchè della Congrega di Carità e monumento nazionale, racchiudendo essa le reliquie dei generosi e sventurati compagni di Pisacane.