Rassegna storica del Risorgimento
ROMANO FEDERICO ; SAPRI (SPEDIZIONE)
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1955
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250
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Gennaro'de Crescenzo
ekiarava di essere sempre memore dell'opera altamente patriottica data senza limiti di sacrifizi per la redenzione della Patria .]) Fu piantonato in casa dalle guardie e, per giunta, l'estrema agonia del martire fu funestata dalla presenza dei poliziotti feroci e spietati, che gli proibirono perfino di esprimere le ultime volontà e di rivolgere una parola ai familiari desolati. Morì il 18 marzo 1859.
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Il Romano fu in lunga ed attiva corrispondenza con Giovanni Nicotera e con Pisaeane, come risulta da un carteggio nonché da alcune lettere inedite riflettenti l'azione che Pisaeane avrebbe dovuto svolgere sul villaggio di Casalnuovo (oggi Casalbuono), sebbene Nicotera e Falcone fossero di contrario avviso, quasi presaghi di quell'insuccesso che avrebbe portato alla tragica fine.
Il Pisaeane aveva nutrito troppa fiducia negli aiuti delle popolazioni e, basandosi su ciò che gli faceva credere Sabino La Veglia, scriveva il 29 giugno in questi termini al Romano: Si spera trovare Casalbuono insorta. Disporre' massima sorveglianza, massima cautela, onde neutralizzare con sorpresa eventuale tempestiva azione guardia nazionale . Il La Veglia era un traditore, che la storia dovrà ricordare con vituperio: molto probabilmente egli dovette tirare nel tranello Pisaeane, facendogli arrivare agli orecchi ciò che non era né poteva essere, giacché egli, capo urbano di Sanza, prima tutto ardore per la eausa liberale, si dimostrò in seguito di tale infamia da aizzare il popolo contro Pisaeane; ma il castigo non tardò a raggiungerlo, poiché sorpreso ed imprigionato da una colonna di rivoltosi fu fucilato nel carcere stesso. Ed il 30 giugno il Pisaeane, confortato sempre da quanto gli comunicava il La Veglia, prima di mettersi sulla via di Casalbuono avvisava il Romano con altra lettera il cui latore fu il conte Ludovico Negroni di Orvieto salpato da Genova con gli altri di prendere al più. presto contatto con Giacinto Albini, il quale avrebbe dato animo ai timidi ed ai riottosi di far causa comune coi rivoltosi ed escogitato il modo di resistere sui monti deserti della Lucania.
L'ingresso in Casalbuono fece sollevare l'animo di Pisaeane e dei suoi, giacché trovarono il popolo in fermento (aveva posto in fuga i gendarmi ed occupato la. caserma) e credettero che si fosse preparato a riceverli ed a seguirli, ma subito provarono le più grandi disillusioni: si trattava di un ordine delle autorità per far sgombrare il paese dai gendarmi e dalle guardie urbane. L'indifferenza ed il mutamento di condotta non tardò quindi a rivelarsi anche nei cittadini di Casalbuono; difatti quando Pisaeane, ricomposta la colonna, dette l'ordine di partire per Padula, con terrore si accorse che neppure uno era disposto ad aggregarsi ai trecento, probabilmente perchè era venuta meno in essi la fiducia dopo qualche furto che, si diceva, era stato fatto dai compagni di Pisaeane.
Se si dovesse esprimere un giudizio imparziale e sereno sul Romano si dovrebbe riconoscere che egli, precursore di quella libertà agognata da spiriti superiori, sarebbe venuto a capo del suo magnanimo sogno se qualcuno non
*) Lettera in data 18 gennaio 1859.