Rassegna storica del Risorgimento
DURANDO GIACOMO
anno
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1955
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pagina
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254
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254 Eugenio Di Carlo
hiberique par une alliance entre les DinasUes a"Espugne et Portugal. Fratto degli anni trascorsi in Spagna e Portogallo da milite della libertà (fu esiliato dal Piemonte nel 1831), questo scritto vide la luce a Marsiglia, non sappiamo con precisione iu quale anno, forse nel 1844, e sconosciamo l'Editore, che ne curò la pubblicazione e la tipografia che lo stampò. L'Aspcsi si limita a citarlo, ma non ce ne riferisce il contenuto, come invece sarebbe stato desiderabile. Ma la pubblicazione, per la quale il Durando soprattutto sopravvive al ricordo degli Italiani, è quella sulla nazionalità italiana, nella quale il problema italiano è studiato nei suoi concreti elementi, nei mezzi pia sicuri, agevoli ed efficaci a riordinare politicamente la patria comune, e viene elaborato un vero e proprio progetto di guerra contro l'Austria. Dirò ancora che la questione dell'indipendenza nazionale dell'Italia è in questa operetta coordinata con le condizioni sociali e politiche dell'Europa in generale. E qui non si può tralasciare di ricordare il conte di Cavour, che del Durando amico seppe fare della questione italiana una questione di politica internazionale. II Durando vide la possibilità della redenzione patria nella collaborazione dei due Stati italiani piò forti in quel tempo: il Piemonte e Napoli. Egli pensava ad una Lega italiana capitanata da Napoli e Piemonte, escluso ogni potentato straniero. Il 1848 realizzò, ma molto incompiutamente e imperfettamente, un siffatto programma di lotta contro l'Austria, ma fu un momento di illusione. La lotta contro l'Austria fu affiancata in un primo momento dall'intervento di Napoli, che però successivamente, come è risaputo, si ritirava dall'impresa, dandosi in braccio alla reazione. Ma come venire alla guerra contro l'Austria ? E questo il problema delle meditazioni del Durando. Il principio politico della libertà, l'adozione in Piemonte di un governo costituzionalerappresentativo, bisogno urgente e essenziale dei nuovi tempi e mezzo necessario per raggiungere l'indipendenza e l'unione politica, apparvero al nostro Generale il mezzo idoneo per costringere l'Austria alla guerra contro il Piemonte. L'Austria, pensava il Durando, non potendo tollerare nel Piemonte vicino un principio politico opposto al suo, rompe la fede ai trattati internazionali ed interviene. E in fondo quello che è accaduto. U Durando si dimostrava di vista assai acuta nel prevedere il conflitto ed impostare il problema sulla base della libertà, da lui esaltata per i suoi effetti morali, politici, militari. Coraggiosamente il Durando proclamava nella sua operetta il principio della libertà in un momento, nel quale ancora su questo punto l'accordo non era completo, e da qualcuno, come per esempio dal Balbo, l'interesse supremo era ritenuto fosse quello dell'indipendenza, l'indipendenza il porro unum et necessarium, il sommo dogma politico.
Ma il Durando si dichiarava anche contrario all'idea necguelfa, al concetto della confederazione, ritenendo invece che il principio unificatore dell'Italia dovesse essere accanto a quello della libertà il principio monarchico. E qui egli nettamente si differenziava da Gioberti da un canto, e dall'altro canto da Mazzini, sostenendo nei confronti di quest'ultimo che il principio repubblicano operasse in senso opposto all'unificazione. E da rilevare però che il Durando si riferiva alle condizioni dell'Italia in quel momento, giacché non esitava a riconoscere anzi che il principio repubblicano potesse rendere utili servigi ai popoli, ma quando essi hanno già l'unità.
Ma un forte ostacolo alla soluzione del problema della patria si presentava alla mente del Durando il Papato, perpetuo avversario, secondo lui, delle aspirazioni nazionali, insieme con l'ossatura strategica della penisola. Proble