Rassegna storica del Risorgimento
DURANDO GIACOMO
anno
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1955
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pagina
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256
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256
Eugenio Dì Carlo
ad una unificazione parziale per uà primo momento* rimandando la completa unificazione ad un tempo, in cui le resistenze d'ordine morale già accennate fossero state messe del tutto da parte e fossero diventate quindi un ricordo solo del passato.
C è dunque in Durando un programma minimo ed un programma massimo. La costituzione di due Italie sotto le due principali dinastie; la Sabauda e la Borbonica rappresentava un riordinamento politico di transizione. Come si sarebbe poi passato all'ordinamento unitario ? II Durando non ce lo dice. D'altra parte devesi rilevare l'importanza e l'efficacia conferite dal Durando al fattore geografico. Non che nel pensiero del Durando il fattore geografico determini la nazionalità senza meno, ma nel senso, che esso, come da un lato può agevolare il processo di formazione della nazionalità, dall'altra può impedirne, ostacolarne o per lo meno ritardarne l'unione politica. Ma il Durando non trascura di accennare all'opera della civiltà, che arriva anche a modificare, alterare, trasformare la situazione geografica. Il pensiero del Durando risente in tutto questo della concezione di Pellegrino Rossi, secondo cui il territorio è una delle condizioni esteriori favorevoli o contrarie all'unità nazionale.
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Il concetto di una temporanea parziale unificazione porta il Durando ad assegnare l'Italia insulare ai Principati ed alle Dinastie, esclusi dalla penisola, come compenso ed abbandono dei loro Stati. Egli escogita tutto un rivolgimento della situazione politica di allora tutt'altro che di lieve momento. Gli è che egli non vuole che l'impresa italiana assuma il carattere di una spoliazione, ed esige anzi che essa proceda riguardosa dei diritti dei Principi. Pertanto, divisa la penisola nel Regno dell'Alta Italia ed in quello della Bassa Italia con le dinastie attuali, per l'Italia insulare propone quattro modi diversi: 1) assegnare le isole di Sardegna e d'Elba, i distretti di Roma e di Civitavecchia al Papa con una indennità pecuniaria per il territorio perduto, la Sicilia ai Principi di Toscana, la Savoia e Nizza ai Borboni di Lucca, l'Istria alla Casa di Modena; 2) la Sicilia coi distretti di Roma e Civitavecchia e la indennità sopradetta al Papa; la Sardegna e l'Elba alla Casa di Lucca; la Savoia e Nizza ai Principi toscani; l'Istria a quelli di Modena; 3) la Sicilia coi compensi relativi al Papa; la Sardegna e l'Elba con risarcimenti pecuniari ai Principi di Toscana; la Savoia e Nizza a quelli di Lucca; l'Istria a quelli di Modena; 4) la Sardegna e l'Elba coi compensi al Papa: la Sicilia alla Dinastia lucchese; la Savoia e Nizza a quella Toscana; l'Istria a Modena.
Il Durando non ci fa sapere il modo da lui preferito, e d'altra parte non si può non rilevare che questo è il punto debole del suo progetto di riordinamento, che non si limita a qualche ritocco, ma addirittura sposta le Dinastie da una regione all'altra, fa man bassa della storia e dei precedenti politici. E devesi ancora accennare al suo punto di vista nei confronti di alcune regioni italiane.
Della Corsica egli non vuole si parli, perchè appartenente, egli dice, oramai alla Francia. Di Malta neppure. Questa è da lui attribuita agli Inglesi, coi quali, egli scrive, non vogliamo aver brighe. Del Canton Ticino, italiano eridano e cioò rientrante nella regione erida uà o continentale egli dice che si potrebbe discutere per il suo ritorno alla madre patria mediante liberi e amichevoli componimenti. Il Durando non vuole che alla lite