Rassegna storica del Risorgimento
DURANDO GIACOMO
anno
<
1955
>
pagina
<
257
>
Di Giacomo Durando e del suo saggio, ecc. 257
nostra con l'Austria, già da sola bastante e soverchia, si aggiunga quella eoa altri paesi. Per ciò che concerne Nizza e Savoia, il Durando le dichiara nostre senza discussione, ma non indispensabili alla nostra difesa; e così dell'Istria e di parte del Tirolo nostri disput abilmente egli giudica che neppure essi siano necessari al nostro sistema fronterizio.
E a questo punto che deve essere ricordato un concetto propugnato dal Durando nel suo libro, secondo il quale le frontiere politiche non possono essere definite a capriccio, ma solo dalle convenienze della difesa nazionale. H criterio pertanto delle esigenze della difesa nazionale, che non è certo il criterio della nazionalità, è quello da cui il Durando si lascia guidare per la costituzione politica della nazionalità italiana. Costituire la nazionalità italiana come Stato a sé, indipendente e sicuro nei suoi confini da offese di altre genti. è questo il problema che occupa e preoccupa il Durando, militare ed uomo politico, ai ricordi bene.
* *
Il libro del Durando era diretto soprattutto contro l'Austria, che ai voleva scacciata dall'Italia. È la nota fondamentale dell'opera. Contiene infatti il preciso, aperto incitamento alla guerra contro l'Austria allo scopo di por fine al riordinamento stabilito in Italia nel 1815 al Congresso di Vienna, per effetto del quale il popolo italiano secondo il nostro scrittore era stato con la violenza posto fuori del diritto pubblico d'Europa. L'impresa era concepita attuabile per via di una collaborazione dei due potentati maggiori. Ove questo non fosse possibile, il Durando la giudicava molto avventurata e rischievole. Egli era infatti convinto che la decisa, ferma determinazione alla guerra di uno dei due Principi regnanti avrebbe forzato l'altro a collegarsi con lui, anche se poco incline e riluttante. Ha se uno di essi due Principi passa da solo il Rubicone, allora l'impresa, scriveva il Durando, avrebbe rischiato assai di fallire. È per questa ragione che il Generale consigliava di scandagliare prima con abilità lo spirito dell'altro Principe e dopo averne combattute le resistenze, offrirgli per ultimo la mano ed insieme la metà degli eventuali utili e nella certezza dell'impresa dirgli: o con me o contro di me.
Tutto questo oramai appartiene alla storia, ma certo il Durando, volendo dare una base sicura all'impresa di redenzione della patria, si dimostrava assai avveduto ed accorto* Per evidenti ragioni politiche di carattere contingente il libro dovette essere proibito in Piemonte; all'Autore anzi fa inibito Il ritorno in Piemonte, donde egli momentaneamente si era allontanato per provvedere a Parigi alla stampa. Era un riguardo usato all'Austria, già irritata per le pubblicazioni del Gioberti e del Balbo. Il Durando fu molto rattristato del provvedimento, ma qualche anno dopo, iniziatasi la nuova era, egli poteva rientrare in patria e diventare tra i personaggi più in vista di allora e consigliere di Carlo Alberto.
Ma anche negli altri Stati italiani il libro non ebbe migliore accoglienza e pour cause. Tuttavia esso fu conosciuto, circolò come ho già detto, fu discusso, esercitò la sua influenza. Esso orientò gli spiriti verso la Casa di Savoia, che di li a poco doveva assumere l'iniziativa dell'impresa di liberazione, alla quale l'antico combattente per la libertà altrui non poteva rimanere estraneo e tale
non rimase.
EUGENIO DI CARLO