Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICI ;"CIVILT? (LA) CATTOLICA"; GIORNALISMO
anno <1955>   pagina <259>
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La rivoluzione italiana e La Civiltà Cattolica 259
essere che tremendo, se non si stadi ad un riordinamento delle idee sociali e religiose, alterate stranamente, guaste, viziate dalla radice. Le agitazioni civili di questi ultimi due anni e le sventure che ne furono la conseguenza, non sono che una estrinsecazione passeggiera di quel guasto ideale perma­nente: finché questo perdura i riordinamenti esteriori non possono essere che precari o fallaci (1,1,12).
La Civiltà Cattolica ha solamente voluto preparare un rimedio: ricon­durre l'idea ed il movimento della civiltà a quel concetto cattolico, da oui sembra da tre secoli aver fatto divorzio. Questo intento essa dice lo abbiamo inesso in fronte al nostro programma, come nostro titolo, nostra insegna, nostra divisa, nostra solenne professione di fede; la Civiltà Cattolica. Dopo il secolo della incredulità volterrana che finisce appunto nel nostro 1850 in cui ha levato il capo l'idra spaventevole del Socialismo, nella prevalenza del quale ogni civiltà cattolica dovrebbe spegnersi e fare die-treggiare il mondo fino alle barbarie del paganesimo , è inutile cercarne rimedio altro che nella Chiesa (f, 1, 14). Passerà qualche anno, forse ancor qualche lustro prima che veggasi quanto ampia tela e quanto svariata possa ordirsi su queste fila, che pure sembrano in vista cotanto semplici.
Tanto ampia e svariata, quella tela, che quando nello studio dei rap­porti fra Cattolicesimo e Risorgimento mi sono trovato dinanzi alla neces­sità di considerare alcune serie di fonti di primo piano, anche se in genere poco esplorate stampa periodica e pubblicistica clericali e liberali, ita­liane e straniere, cattoliche e protestanti volendo presentare un quadro sintetico di quei rapporti, non ho saputo trovare un punto di osservazione di maggiore interesse, una più eloquente e più completa espressione del periodico in esame. Immenso il campo di lotta, gravissimi ed ardui i pro­blemi discussi; problemi vecchi e nuovi, le cui radici affondano nel pen­siero secolare della Chiesa, ma visti sempre completamente aderenti alla realtà politica del tempo. Problemi che, come è noto, investono tutti gli aspetti della vita sociale, i momenti fondamentali dello spirito umano da quello giuridico e politico a quello religioso e sociale che nascono spon­taneamente all'ambiente storico e a quello al tempo stesso ritornano per cercare di modificarlo e informarlo, esaminati con una coerenza estrema, con intima serietà e convinzione.
È naturale, quindi, che nella mia illustrazione e documentazione io mi sia proposto dei limiti, portando principalmente l'attenzione all'esame del-Pattcggiamento del Papato di fronte alle principali correnti politiche che si trovano in campo, e solo ad alcuni tra i più importanti problemi, che per la loro complessità richiedono, naturalmente, una trattazione separata.
Quando esce la Civiltà Cattolica, l'esperimento rivoluzionario è già con­sumato. Una frattura insanabile, un'antitesi irriducibile, che il '49 aveva rivelato in pieno, dividono ormai le due parti; l'esperienza dei fatti aveva insegnato che Punita nazionale non poteva essere raggiunta che attraverso l'abolizione del potere temporale. La lotta, sia nel campo ideologico che sul terreno politico, è condotta ora proprio da quell'Ordine, che nel biennio più di ogni altro aveva sofferto per quel rinato sentimento di diffidenza e di ostilità verso la Compagnia di Gesù, e condotta su un piano di perfetta anti­tesi con le posizioni del cattolicesimo liberale. La conciliazione, l'accordo, la sintesi o, meglio, il compromesso e il punto di equilibrio fra religione e