Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICI ;"CIVILT? (LA) CATTOLICA"; GIORNALISMO
anno <1955>   pagina <260>
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Alvaro Dioscoridi
civiltà, fra Italia e Papato, è confutata, scardinata e distratta con una logica rigorosa e intransigente. I cattolici liberali sono indicati come i primi respon­sabili del progresso e dei mali della rivoluzione: l'organo dei Gesuiti li scon­fessa e li condanna; solo in piccola parte li giustifica e li assolve, nonostante la loro riconosciuta ortodossia e la loro indiscussa fedeltà alla Chiesa. Quando nomino rivoluzione italiana io son lungi dall'awolgere nella odiosità di tale nome tutti quelli che presero parte al movimento; ma intendo solamente dir di coloro che da prima la suscitarono, e poscia divenendone moderatori e tirandola ai loro disegni la magagnarono fino a spingerla nell'anarchia. Se dei primi io parlassi mi vedrei tosto sorgere incontro una numerosis­sima schiera di bene intenzionati e leali che agevolmente mi smentireb­bero. E l'aver essi disertate quelle bandiere tosto che le videro fatte segnacolo di miscredenza, non li addimostra meritevoli di richiamo si grave? Se prestaronsi in su le prime a chiedere e procurare alcun cambia­mento nella cosa pubblica, ciò avvenne perchè si diede loro ad intendere non pretendersi altro che miglioramenti civili, cui non è meraviglia che ogni anima retta e grande vagheggi ed accolga fin dove è speranza che se ne vantaggi la Patria. Laonde non possono esser ripresi se non di troppa buona fede, massime se si considerino le arti ipocrite che ad uccellarli vennero ado­perate. Adunque non sono essi, di cui io parlo; più tosto essi sono a cui precipuemente intendo parlare... La più parte però di essi non ancora pie­namente è convinta dell'elemento antireligioso che ne formava come il mi­dollo ed era l'occulto principio onde sorgeano sì turpi effetti (I, 1, 54).
Avviene, talvolta, che i buoni si trovano senza saperne il come, abba­gliati dai colori onde si tinge l'aurora d'una potente fazione, né sanno o rav­visare la malizia di questa od affrontarne le ire. Ma sì fatto affascinamento, così fatale ne' due o tre anni testé trascorsi, è ormai dissipato. La fazione ha deposto la maschera. Le schiere de' combattenti d'ambo le parti stanno di fronte l'una all'altra; i partigiani della fede cattolica, dell'ordine, della virtù sapranno, sì, imporsi di non usare fuorché armi oneste, ma non si rimarranno più al timido incensare che alcuni facevano la Gran Bestia, ed i suoi idoli (I, 1, 100). <c Si cominciò con l'adulazione e con l'ipocrisia al grido di Viva la religione!, di Viva non il Papa, ma Pio IX, si voleva che i Vescovi stupefatti dicessero: ormai possiamo tacere noi, poiché non manca chi gridi sì alto in commendazione della Chiesa. Chi restò ingannato a quella vile doppiezza? I Principi, i Ministri, i Politici, i Costituzionali. La sapienza umana, mentre gridava contro le gesuitiche arti, rimane vasi trastullo della generosa candidezza dei rigeneratori d'Italia (I, 1, 450).
Poco, per fortuna durarono le commedie romane sugli spasimi e deliri dell'Italia per Pio IX, quando ci si illudeva che una Chiesa progressiva, liberale, ammodernata ed accordata coi bisogni del secolo avrebbe preso il posto della Chiesa invecchiata, aggrinzila, decrepita del medioevo
(I, 1, 298).
Si voleva ammettere per la Chiesa la legge del progresso indefinito , ma quanto al cattolicismo, il progresso indefinito è forse la più inatta fan­tasia che sia mai potuta nel cervello di un uomo; frase ridicola, che è come un orpello a coprire il fradiciume di una società ohe va in fasci (I, 1, 494). Si ricordino i nostri liberali, che la Chiesa è una istituzione divina, la quale appunto per essere divina nacque perfetta, in ogni parte intera e fu somi-