Rassegna storica del Risorgimento
CATTOLICI ;"CIVILT? (LA) CATTOLICA"; GIORNALISMO
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1955
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Alvaro Dìoscoridl
taci, il redentore d*Italia, l'ammodernatorc del cristianesimo, fra le grida ebro ed insane di proscrizione e di morte fa levato alle stelle da un volgo, il quale non che leggerne i libri, neppure ne conosceva il nome che in più fogge storpiava, ma era persuaso di esaltare il salvatore della gloria d'Italia (I, 5, 545),
In guel beato anno 1848 egli era più che uomo: era YEnte che creava non resistente* bensì il non esistente, cioè l'Italia: pronunziava per bocca dei nostri Principi che l'Italia fosse, e l'Italia era. Gridò egli sì agli italiani a tutta gola: " dite che sia l'unità italiana, e l'unità italiana sarà": il secondo verbo di creazione e di salute non fu udito né esaudito. La mano possente del vero Creatore ha umiliato il superbo (I, 5, 548-549).
Dai cattolici liberali la condanna si estende ai democratici in genere, per concludersi con una polemica serrata contro il movimento mazziniano, anticattolico e rivoluzionario, che intendeva risolvere con una rivoluzione politica, che fosse al tempo stesso rivoluzione religiosa, tutte le fondamentali antinomie del moderatismo risorgimentale, sostituendo definitivamente al cattolicesimo tradizionale e conservatore una nuova, radicale, moderna religione: quella dell'umanità e del progresso.
H '48 fu rivoluzione popolare? H movimento che ha tenuto l'Italia in scompiglio presso a due anni, è stato davvero movimento di popolo, oppure quanto si è detto e preteso " a nome del popolo " è stato una solenne impostura per chi l'ha detto ed una non meno solenne bouomia per chi ci ha creduto? (I, 1, 188). Furono veramente i popoli a volere emancipata l'Italia dal giogo straniero? a sospirare l'unità politica della Penisola?. Ma il popolo vuole innanzi tutto ordine pubblico e tranquillità cittadina, e nessun bene vorria comperarsi con sacrificio di questo; non vuole essere toccato nei suoi diritti di proprietà e di famiglia, e dal Governo vuole solo che siano guarentiti; desidera un'amministrazione onesta ma soprattutto che da la sua borsa passi il meno che sia possibile nel pubblico erario per tasse e imposte: date queste cose ad un popolo e, credete a me, esso non si muoverà in eterno; e segnatamente il popolo italiano avuti quei vantaggi si brigherà ben poco se l'Austria tenga o no imbroccato un piede alla bocca dello stivale, né temerà che essa voglia spingerlo alla punta. Occorre conoscere i sentimenti del popolo per distruggere il prestigio di questa parola che ha fatto tanta paura e che non di meno non è stato che una parola: niente altro che una parola .
XI preteso sentimento nazionale del popolo, è una falsificazione che <c una volpesca impostura potrà sempre velare, ma che nessuna dialettica e nessun ragionamento basteran mai a smentire. Un idolo, è quello del popolo re, innanzi a cui Principi e Magistrati, leggi e costumi, eserciti e sacerdoti convien che s'inchinino; per cui sarebbe tempo di finirla con l'abuso svergognato di una parola, sotto il cui mantello la forza selvaggia tante abominazioni ha consumato, e sotto il cui pretesto la codarda politica tante altre ne ha permesse!. La Civiltà Cattolica non nega minimamente che il popolo abbia dei diritti, ma deve essere la maggioranza a farli valere, come quella che ne è la soia legittima ed unica posseditrice. Fu veramente il popolo a volere usarne? La condiscendenza vigliacca al preteso popolo di una minoranza sfrenata, e la violenta prepotenza di questa, non si risolsero che in oppressione e tirannide sul " vero popolo ", sulla maggioranza