Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICI ;"CIVILT? (LA) CATTOLICA"; GIORNALISMO
anno <1955>   pagina <263>
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La rivoluzione italiana e La Civiltà Cattolica 263
legale. Ma se a far valere un diritto occorre dimostrare che la maggioranza lo vuole, <c dite su dunque: in qual desiderio, in qua! voto, in quale preten­sione delle innumerevoli che se ne sono proclamate ** a nome del popolo S in quale si è giustificato che fosse veramente la maggioranza a volerlo? nep­pure in una! no, neppure in una!....
Quel gridio prolungato, quel tempestoso muggir dei popoli, ebe faceva palpitare tutti i cuori e tremare lo scettro in mano ai Sovrani, quelle dimo­strazioni solenni, strepitose, numerosissime del '48, non sono state che il <* baccano e il diavolerio di un dieci o quindici centinaia di energumeni gridanti per una contrada: la maggioranza non scese nelle piazze, non gridò per le contrade. Una minoranza di scellerati e faziosi, fiore di umanità e gentilezza del secolo decimonono ha trionfato con la forza, e finché essi esistono nella società, non ci è mezzo fra questi due estremi: o bisogna repri­merli o bisogna rassegnarsi alla sventura di esserne oppressi .
Di fronte ad una maggioranza timida e debole, che tacque o stette nascosta, una minoranza forte e ardita, composta, salvo qualche rara ecce­zione, di gente torpida, avventata, che famiglia non hanno o non curano: che nulla han da perdere, tutto posson guadagnare; avvocati falliti, medi-conzoli screditati, scrittorelli venali ne sono il fiore: segue una lunga tratta di scolari discoli, di operai sfaticati, di plebe laida e scostumata; i quali tutti sperano pescar nel torbido qualche cosa e nell'universale scompiglio cercano trovar pascolo alle proprie ambizioni, alla cupidigia, alle passioni più sfre­nate; le ambagi tortuose dell'errore e della nequizia, la menzogna, la ca­lunnia, la seduzione, la ipocrisia, la violenza, l'oltraggio e fino il pugnale tenebroso dell'assassino sono i suoi mezzi, e chi vuole avvocar quella causa convien che si prepari a tutte le possibili vessazioni dalle inviperite calunnie del giornalismo fino alla morte violenta di Pellegrino Rossi e del­l'Abbate Ximenes. Vedete bene che a far questo si vuol esser poco meno che eroi, laddove per caldeggiar gli interessi della minorità faziosa basta essere un furfante. Tutto si è sacrificato nel '48 al genio torpido e sangui­noso della rivoluzione, che ha sospinto a una guerra di indipendenza ingiusta nel suo principio, ridicola nei suoi conati; che riusci ruinosa nella sconfitta, ma che forse saria stata più tremenda nella vittoria.
Due fra i più grandi avvenimenti nazionali del biennio sono, così, esa­minati e giudicati: la guerra di indipendenza e la Repubblica Romana.
Surti al grido di un vocabolo che non capivano, gli " Italianissimi ", i " moderni rigeneratori d'Italia ", non solo non ne chiarirono il significato, ma cassarono avventatamente ed offuscarono con sottigliezza e cavilli ogni diritto delle genti, ogni convenzione internazionale, ogni principio umani­tario e di giustizia, trascinando i popoli ad immense sciagure per un'utopia, per il loro fanatismo della " nazionalità "! Utopia, sogno, enorme assurdità di pretesa, priva di alcun fondamento storico completo; tolta l'unità reli­giosa - dalla quale per altro non sarebbero esclusi gli austriaci tutte le altre pretese unità sono o false o per lo meno seriamente discutibili. L'u­nità etnica è una menzogna. Se invece di andar dietro a sottigliezze etno­grafiche smugnendo frattanto la borsa e vedovando le famiglie, gli italia­nissimi avessero assicurato ad ogni famiglia la sicurezza, l'educazione ed il pane, persuadetevi che l'amor di Italia ne avrebbe divampato assai più fer­vido nei cuori del popolo (II, 1, 30).