Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICI ;"CIVILT? (LA) CATTOLICA"; GIORNALISMO
anno <1955>   pagina <264>
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Alvaro Dloscoridi
Ben diverso è il concetto di patria da quello di nazionalità: il primo è legittimo e santo, ma distinto dalla coscienza nazionale; quello può esi­stere in un popolo anche senza di onesto. Onestà, giustizia, ordine pubblico, morale, religione, che per l'uomo onesto e assennato formano la base pre­cipua dell'amore di patria sono cose vane per codesti sciagurati se non anche fanatismo di superstizione. L'amor di patria è dovere: ma i som-movitori che mettono a soqquadro l'Europa, straziando le famiglie per rim­pastar le nazioni, animati da uno spirito sognatore, che mentre nega fede alla storia di tutti i popoli pretende poi, e senza esitazioni, ad ogni delirio di mente che farnetica, non son paghi di conoscere un tale dovere, ma lo solle­vano oltre ogni limite, e mettono questo amore sopra ogni altro (II, 1,31-32). E l'idea di nazionalità ci condusse tosto alla guerra. Ma la nazionalità non obbligava gli Italiani alla guerra di indipendenza. È assurdo, infatti, per la Civiltà Cattolica dimostrare che la nazione ha diritto all'indipendenza, cosi come è inutile parlare di e nazione italiana, dal momento che o questa era indipendente, e non occorreva guerra di indipendenza; o dipendeva dallo straniero e non era nazione, giacché secondo i nostri liberali alla naziona­lità è essenziale l'indipendenza. H diritto di nazionalità esiste, esso è un bene dei popoli; ma tale diritto, al pari di ogni altro, deve rivendicarsi a tempo e luogo con le bilance di Temide alla mano, paragonandolo con equità scrupolosa a quegli altri coi quali si trova a contrasto, trovando una via legittima senza offesa di popoli: non può, perciò, esser diritto di un popolo il rivendicare ad ogni costo e con qualunque mezzo la propria indipen­denza. Infine, il problema dell'atteggiamento del Papato di fronte alla guerra, e l'accusa grave contro il cattolicesimo italianissimo di quei focosi italiani che a difesa delle loro utopie pretendevano trascinare il cattolice­simo. Dopo aver protestato che la religione non ha parti, che il sacerdozio non deve dichiararsi per alcun partito politico, essi disdicono questo prin­cipio a col pretendere che noi dobbiamo riuscire nazionali, e sostenere i diritti della propria nazione confortandola conia viva parola e con tutto l'apparato della religione a combattere lo straniero.
La polemica contro i principi della repubblica romana ed il suo capo è continua ed espressa in un tono particolarmente rovente. La repubblica mazziniana è definita un composto spaventoso di anarchia e di tirannide oligarchica, che di tutte le tirannidi è la peggiore ; repubblica la cui capitale, Roma, era divenuta il centro d'azione per isc alt oli cizzare, isbatt ezzare protcstantizzare l'Italia. Ora Mazzini, con fronte che diresti di bronzo, nega tutte le turpitudini, gli spogliamenti, i delitti che bruttaron Roma e lo Stato Pontificio nel breve tempo della defunta repubblica (1,1,10,). Ma nessuno può negare la vergogna e l'ignominia in cui era caduta la Capi­tale del mondo ritolta al governo d'un Padre per essere calpestata dalla tirannide di despoti, e costretta a vedere gli usurpatori cingere la propria fronte di quella corona che fellonescamente avevano strappata dal capo di chi per tanti titoli la possedeva (I, 1, 111).
e Se è odiato il Governo dei preti ricordatevi prima quanto fu spaven­tevole quel di Mazzini: ricordate gli eccessi della plebaglia, le trame dei con­giurati, i tradimenti del pugnale, l'impunità degli assassini, i palpiti delle madri, le agitazioni ed incertezze della società, e checché altro potete dire di pessimo intorno a quella repubblica che non era certo uno " Stato mo-