Rassegna storica del Risorgimento
CATTOLICI ;"CIVILT? (LA) CATTOLICA"; GIORNALISMO
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1955
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pagina
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265
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La rivoluzione italiana e La Civiltà Cattolica * 265
dello fi , anzi orditura mai interrotta d'inganni, di maneggi e di violenze, onde si tentò in Roma di educare il popolo alla rivoluzione (in, 5, 463 e 524). E, in cima a tutto la persecuzione sanguinosa contro tutto il clero, la quale non può altrimenti spiegarsi che ammettendo come massima ricevuta da quell'orda sitibonda di sangue, che ad esser loro nemico bastasse appartenere al Clero (I, 6, 464), e ricordando chi sia stato Papa Mazzini, cui fu costituita dal Popolo-Dio ogni autorità di prosciogliere e di legare (I, 7, 661).
Condanna definitiva, totale, quindi, del liberalismo italiano visto nei maggiori suoi aspetti; condanna che dal piano teorico, seguendo ima logica ininterrotta razionalismo cartesiano, riforma protestante, rivoluzione francese discende alla negazione di tutte le sue manifestazioni sul piano della realtà politica e sociale.
Ma in tale negazione sono presenti due elementi di giudizio che dobbiamo rilevare: da un lato la individuazione chiara dello spirito novatore e rivoluzionario del liberalismo moderno (interpretazione la quale non solo non si contrappone affatto a quella liberale, ma ne rappresenta persino, direi, un approfondimento teoretico-speculativo: concetti di libertà, di uguaglianza, di sovranità popolare, ecc.) dall'altro, e questo non è che una conseguenza del primo, e che viene illuminato in pieno attraverso le pagine della Civiltà? Cattolica, la coscienza e la interpretazione del Risorgimento italiano non come problema isolato di nazionalità, bensì come problema europeo inserito organicamente nel quadro del movimento generale dell'Ottocento per la conquista delle libertà nazionali.
E Porgano dei Gesuiti vede il rimedio a questo fermento sovvertitore di ogni ordine costituito, di ogni tradizione, di ogni diritto, proprio nella possibilità di sostituire allo spirito della civiltà laica moderna lo spirito cristiano, la vera civiltà, la civiltà cattolica; e al principio disgregatore, individualistico, autonomistico delle realtà nazionali, quello unificatore e universalistico della Chiesa di Roma, affermato concretamente attraverso la restaurazione dell'autorità ed il risveglio negli animi dei principi eterni della religione e della morale cattolica.
Questa coscienza del significato europeo del movimento italiano, dei suoi valori universali, delle sue ragioni etiche, ci spiega la ragione degli aspri ed incessanti attacchi polemici da un Iato contro l'Inghilterra liberale e protestante, dall'altro contro l'unico Stato liberale della Penisola, il Piemonte. Ed i motivi di tale avversione non sono originati soltanto dalla politica ecclesiastica del governo piemontese, bensì dai presupposti nazionali, unitari, indipend.cnListici del programma cavouriano. La forza inesorabile degli avvenimenti, però, doveva portare dalla guerra d'indipendenza alle rivoluzioni e alla costituzione dei governi provvisori nell'Italia Centrale; dalla spedizione siciliana alle annessioni e alla proclamazione del Regno d'Italia.
Dagli inizi del '59, per tutto il biennio, la polemica nella Civiltà Cattolica allora si riaccende, assumendo un vigore ed una intransigenza senza precedenti, per continuare negli anni successivi contro il nuovo Stato italiano e la monarchia usurpatrice e giacobina. La rivista dei Gesuiti diviene il portavoce potente dell'immenso grido di indignazione e della inesorabile condanna della Chiesa contro gli invasori degli Stati pontifici.