Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICI ;"CIVILT? (LA) CATTOLICA"; GIORNALISMO
anno <1955>   pagina <266>
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Alvaro Dioscoridi
La grande usurpazione consumata in questi giorni, benché non nuova nel suo genere, benché prevista, benché aspettata anche dai meno accorti, sta avendo l'effetto che hanno sempre le immani ingiustizie, destando un fremito di indignazione dall'un capo all'altro dell'Europa. Se la sovranità temporale dei romani Pontefici, nell'assoluta e piena sua integrità, fu in alcun tempo chiarita essere un bisogno, un voto, una volontà risoluta di tutto l'Orbe cattolico, ciò è avvenuto appunto in questo, nel quale una fa­zione sacrilega ha materialmente stremata di un terzo quella Sovranità e si apparecchia a fare man bassa sul resto...; se vi fu una circostanza, in cui il preteso suffragio universale si è mostrato essere una sceda, una derisione, uno scherno, essa è al certo questa, nella quale gli architetti ed i caporali delle Annessioni sono stati, loro malgrado, costretti a fare strazio miserando e vergognoso mercato appunto di quel suffragio universale, che si millantano essere la loro forza ed il più saldo loro puntello . U decreto di "Annessione ", con ingenuità portentosa, si appoggia sull'esscrsi dovuto accettare l'offerta, che i popoli dell'Italia centrale fecero di quelle provincie al Governo sardo. Ma è forse nuova nel giure naturale e nel civile, che l'accettazione, per essere legittima deve supporre altresì legittima l'offerta, quale certo non può essere, ogni qual volta la persona offra non il suo, ma l'altrui? Ora qual diritto poteano avere, non diremo già i popoli dei Ducati e delle Legazioni, ma i faziosi che ne usurparono il governo?.
Ma il Cavour, il grande, geniale nemico della Chiesa, il e nemico giu­rato del Cattolicesimo e del supremo suo Capo, l'uomo dalla politica sop-piatta e versipelle, pochi mesi dopo scompare dalla scena. Interessantissimo il giudizio che si legge sulla Civiltà Cattolica a un mese dalla morte sulla azione politica dello statista piemontese; giudizio, che mentre vuol essere esclusiva condanna, implica un chiaro riconoscimento dell'abilità e del genio dell'uomo.
L'Italia " fittizia " e " faziosa " che è riuscita a dominare, a soggio­gare la ** vera Italia ", era personificata in lui, " il quale per un intero decennio ne è stato il centro, l'anima, la vita ", riuscendo a navigare per mari, non sappiamo se più insidiosi nella bonaccia o più pericolosi nella tempesta "; " il braccio più fermo per moderare e la mente più capace per dirigere l'empia ed iniqua guerra, che da degeneri figli " si sta combattendo contro la Chiesa; il " primo architetto e l'autore primo delle calamità, ond'é flagellata l'Italia ". Egli è l'uomo che ebbe tutte in pugno e ben distinte le fila di quest'ordito complicatissimo, da cui l'Italia è ravvolta ed imbavagliata, e le quali, col subito spezzarsi di quella vita, o sonosi spezzate anch'esse, o sono arruffate per guisa, da rendere impossibile il districarle.
La sua scomparsa, perciò, dall'Italia cristiana ed onesta " ha dovuto essere riguardata come un insigne vantaggio " Ora " l'Italia, precipitata per opera principalmente di lui in tante sventure, può respirare come liberata da un incubo e da un flagello, e riconoscere la mano della Guidatrice suprema degli umani eventi " proprio quando e qui è il seguo della mano divina pro­prio quando " pieno di vita e di speranze egli stava per istendere la mano a quella Città fatale, innanzi a cui tante glorie scomparvero e tante ambizioni
s'infransero " .
ALVARO DIOSCORIDI